Gioco
La favola della livornese Dalia Colli: candidata all'Oscar per il trucco magico di Pinocchio
La truccatrice in gara per la statuetta con il film di Garrone, la sua scalata è iniziata all'Accademia delle Belle Arti a Firenze quando la troupe di un film che si girava a Livorno le chiese di curare scenografia e ambientazioni
LIVORNO. Favola nella favola, e mentre “Pinocchio” di Matteo Garrone si ritrova in ben due cinquine magiche (nomination agli Oscar per i migliori costumi e per il miglior trucco) la livornese Dalia Colli, che del “trucco” di “Pinocchio” è l’autrice, si avvicina alla passerella hollywoodiana perché proprio grazie alla sua magia il film italiano è stato scelto dall’Academy nella categoria make up insieme a titoli “Emma”, “'Hillbilly Elegy”, “Ma Rainey's black bottom” e “'Mank”, sfida tra giganti insomma.Incrocia le dita Dalia insieme al padre Andrea, noto musicista e a tutta la sua famiglia, e guarda verso quel 26 aprile e la notte degli Oscar con trepidazione ma senza darsi arie, perché lo stile di questa artista che si è fatta da sola arrivando a fare incetta di David di Donatello (gli “Oscar” italiani) e altri premi racconta di tanto lavoro e poco pavoneggiarsi, riservatezza e vita tranquilla.
Non ama i riflettori Dalia, anche se a ogni premio che si è portata a casa sotto i riflettori ci è finita, ma ama il suo mestiere e quanto è stato bello per lei l’esperienza di questo “Pinocchio” diretto da Garrone (regista con il quale collabora da anni ed è con i suoi film che si è aggiudicata ben tre David): lavorare con i bambini, costruire appunto la fiaba con le sue mani. «Un bellissimo film monumentale, scenografie maestose e ingegnose – dice - E per quanto riguarda il mio lavoro, che ho svolto in tandem con un mago degli effetti speciali come Mark Coulier, una vera sfida: trasformare un bambino in un burattino».
Non per niente il piccolo protagonista si è sottoposto per quasi dieci ore al giorno a sedute di trucco, perché su di lui c’era da “costruire” questo Pinocchio, «ed è stato ammirevole, paziente, bravissimo». Certo ogni titolo, ogni storia, ogni lavorazione è un’avventura meravigliosa. E anche la fiaba di Collodi riportata sugli schermi da Garrone ha regalato cose nuove. «È bello lavorare con i bambini, c’era una bella atmosfera. Mastro Geppetto Benigni? Molto simpatico, non lo conoscevo, grande personaggio». Tutti comunque sul set di “Pinocchio” sono passati per le sue mani, per esempio le due fatine turchine, il gatto e la volpe, con tanto di musino e unghioli, insomma un capolavoro di metamorfosi.
Ora questa favola così toscana, dalle origini alla sua nuova trasposizione cinematografica, corre in America. Come la fiaba di Dalia, che frequentava l'Accademia delle Belle Arti a Firenze quando la troupe di un film che si girava a Livorno le chiese di curare scenografia e ambientazioni. Scoprì, grazie a questa occasione, come venivano realizzati i film e si concentrò sul trucco. Da lì il trasferimento a Roma, un corso di regia, la gavetta in un laboratorio di effetti speciali. E poi i set cinematografici, uno dopo l’altro, i premi, tanti. E da ieri anche un piccolo grande sogno americano. —
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