Italia
Insieme a Pinocchio “corrono” i costumi firmati Cantini Parrini
C’è la Toscana in corsa per l’Oscar. Tanta Toscana. Che, in un anno difficilissimo per il cinema diventa protagonista degli Academy Awards
C’è la Toscana in corsa per l’Oscar. Tanta Toscana. Che, in un anno difficilissimo per il cinema diventa protagonista degli Academy Awards. E lo fa con uno dei suoi figli prediletti: Pinocchio.
Le avventure del burattino nato dalla pena e dal genio del fiorentino Carlo Lorenzini, che nel 1881 scelse lo pseudonimo di Carlo Collodi per partorire un romanzo immortale, ci tornano con il film del 2019 di Matteo Garrone e, soprattutto, ci tornano con un altro grande artista figlio della Toscana: Massimo Cantini Parrini, che di quel film ha pensato, ideato e realizzato i costumi e che, proprio per quei costumi, ha fatto incetta di premi è ora in corsa per il riconoscimento più importante del grande schermo.
Dando seguito, peraltro, a una tradizione che è già storia. Lo stesso Cantini Parrini, infatti, si è formato al Centro sperimentale di Roma con il maestro fiorentino Piero Tosi, Oscar alla carriera e ben cinque nomination, e ha iniziato la carriera come assistente di Gabriella Pescucci, di Rosignano, che l’Oscar lo vinse nel 1994 per “L’età dell’innocenza”. Un predestinato, insomma. Che nel costume ci è nato (la nonna era una sarta fiorentina) e cresciuto. Iniziando a camminare da solo poi nel 2008, con i primi film firmati con il regista Renzo Martinelli, arrivando fino ad Ettore Scola (“Che strano chiamarsi Federico” del 2013) fino al fortunato incontro con Garrone. Correva l’anno 2015, il film era “Il racconto dei racconti” e subito arrivò il (primo dei quattro) David di Donatello. Ma, come lui stesso ha confessato, non è il cinema la vera grande passione della sua vita. «Il costumista è un percorso che è arrivato con il tempo – ripete spesso – io avrei voluto fare lo storico del costume all’inizio e poi invece siamo arrivati qua». Arrivati al palcoscenico più importante, alla candidatura all’Oscar.
Dopo anni trascorsi in mezzo agli abiti. Da quelli antichi, di cui ha anche una preziosissima collezione personale, a quelli che non ti aspetti. Come le maglie da calcio, visto che nel 2018 fu uno dei celebri visitatori della mostra organizzata dal Tirreno a Pontedera con le casacche delle Nazionali. «Non per il calcio – spiegò – ma perché in queste sale è racchiusa la storia dei Paesi». Nel 2019, invece, furono proprio i suoi vestiti per Pinocchio a finire in mostra, al museo del costume di Prato. «Sono estasiato – ha detto ieri dopo la nomination – felice e travolto dal bene delle persone che mi stanno chiamando».
Massimo Cantini, è nato a Firenze nell’aprile del 1971. Diplomato all’istituto d’arte ha poi proseguito gli studi al Polimoda prima di entrare nel Centro sperimentale di cinematografia a Roma. Ha lavorato con registi come Ettore Scola, Virzì, Terry Gilliam. Ha già vinto numerosi premi da cui quattro David di Donatello, il massimo riconoscimento italiano, con i film “Il racconto dei racconti”, “Indivisibili, “Riccardo va all’inferno” e, appunto, “Pinocchio”. Questa è la sua prima candidatura al premio Oscar. —
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