Gioco
Carlo Conti, i primi sessant’anni tra radio, tv e grandi successi
Dall’addio al posto in banca alla popolarità: la carriera di un toscano doc «Il Covid mi ha messo a dura prova, le priorità sono la famiglia e gli amici»
FIRENZE. Quasi cento trasmissioni nel curriculum, tre Sanremo, mai uno sgarbo a un/a collega neanche della concorrenza, Conti taglia l’importante traguardo dei sessant’anni: è uno dei conduttori più amati, garbati e professionali della televisione italiana, mai una sbavatura, mai una polemica; una cifra la sua assolutamente predominante è la professionalità.
«Vivo una fase in cui mi considero un privilegiato, l’ultimo anno è stato intenso dal punto di vista lavorativo e il Covid mi ha messo a dura prova facendomi riflettere sulle priorità della mia vita, che sono gli affetti, mia moglie, mio figlio Matteo, gli amici più cari e l’amore del pubblico a cui devo rivolgere un ringraziamento particolare per il sostegno in questi 40 anni, ci sono sempre stati, ho tutto quello che desidero, l’unica cosa che chiedo ogni giorno è la salute per me e per le persone a cui voglio bene». La seconda edizione della Corrida è stato il primo programma interrotto per il lockdown esattamente un anno fa, alla seconda puntata: «era impossibile farlo con lo studio vuoto». Non si è fatto mancare nulla professionalmente: «Un anno caratterizzato da tante prime volte. La pandemia, la televisione senza pubblico: i David di Donatello con gli artisti collegati, la solidarietà con Gianni Morandi davanti alla basilica di San Francesco ad Assisi, per finire in smart working a Tale e quale... fino al successo di “Affari tuoi (Viva gli Sposi)”. Cosa posso augurarmi? Che il vaccino ci aiuti a tornare alla normalità, che possiamo tornare ad abbracciarci e a sorridere». E ad aprile lo ritroveremo con la seconda edizione dello show di Rai1 “Top Dieci”: pronto alla guida del varietà che vede due squadre, composte da volti noti dello spettacolo, sfidarsi su classifiche di ogni genere legate alla cultura italiana. Ma già protagonista di una serata evento di “A Grande richiesta”, dedicata ai Ricchi e Poveri, ospite dell’amico Giorgio Panariello e di Marco Giallini a “Lui è peggio di me” e ospite speciale del nuovo show di Rai1 con Serena Rossi, “Canzone Segreta”.
Nato a Firenze il 13 marzo 1961, Carlo Conti perde il padre quando ha appena 18 mesi. Dopo il diploma ottiene un posto fisso come bancario. Nel 1986 si dimette per inseguire la sua passione, la radio. È nato come dj e parla fluentemente l’inglese tanto da aver inciso un disco all’epoca con il suo nome di battaglia “Through The Night”. Negli anni ’80 si divide tra radio e tv e la collaborazione con Panariello e Pieraccioni gli permette di farsi conoscere anche a teatro: lo show dei record è arrivato anche in tv dopo essere entrato di diritto nella storia dello spettacolo italiano, grazie all’unione di tre artisti che prima di tutto sono tre amici, in grado di portare sul palco tanti sorrisi, ma anche momenti di riflessione ed emozione. Il tour, nato quasi per gioco davanti a 10 persone arrivò a riempire palcoscenici ovunque. Agli inizi degli anni ’90 conduce su Rai1 la trasmissione per ragazzi Big!” . Nella stagione 1993/94 è di nuovo a teatro con “Fratelli d’Italia”. Dal 1997 al 2002 conduce varie edizioni di “Miss Italia nel mondo”. Negli anni 2000 presenta programmi di successo come “I raccomandati”, “L’eredità”, “I migliori anni”, “Tale e quale show”.
Dal 2015 al 2017 è al timone del Festival di Sanremo. Nel 2012 sposa la costumista Francesca Vaccaro, dalla loro unione nasce il figlio Matteo che oggi ha 7 anni. «Ho scelto di rallentare il lavoro due anni fa: ho lasciato “L’eredità” e la conduzione quotidiana per vivere più stabilmente a Firenze. Ero pendolare con Roma, ma per crescere Matteo volevo una dimensione più piccola. Diventare genitore è meraviglioso, passi dall’io al noi». Nella fase critica del Covid è stato anche ricoverato in ospedale. «I quei giorni ho pensato a Fabrizio Frizzi, alla nostra lunga amicizia e complicità, siamo diventati entrambi papà in età adulta, ma anche alla sua sofferenza durante la malattia. Mi chiamava “babbocarlo” tutto attaccato». —
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