Il Tirreno

la tecnologia stravolge la tradizione 

Si chiamano Nft, sono il nuovo volto (e il nuovo business) dell’arte digitale

Pietro Mattonai

Anche la mitica casa d’aste Christie’s ha aperto le sue porte alla compravendita di “opere” su cui è affissa la firma digitale

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Pietro Mattonai

Nel cuore di Londra, in King Street, la casa d’aste Christie’s, dopo più di due secoli e mezzo di attività, ha aperto le porte all’arte digitale. Dai dipinti del toscano Pontormo alle auto di Elton John, la più famosa casa d’aste del mondo è ufficialmente salpata per il vasto mare dell’arte digitale, un fenomeno che nelle ultime settimane ha richiamato la curiosità – e i portafogli – di molti. Non si tratta di una semplice compravendita di oggetti artistici: nel web, la ripetibilità renderebbe completamente interscambiabili due immagini, due video o due audio. Che valore può avere una foto se, con un semplice copia e incolla, chiunque può venirne in possesso? Nessuno. Ecco, dunque, che in soccorso degli artisti digitali è arrivata la tecnologia blockchain, in grado di dare un’autenticazione incontrovertibile dell’unicità dell’opera d’arte. Una specie di registro online delle compravendite senza il quale il mercato dell’arte digitale non avrebbe alcun senso.

COME FUNZIONA

Assegnare un prezzo a un’opera d’arte che può essere liberamente replicata è impossibile, al di là di qualsiasi giudizio di valore. In questo senso, per le opere d’arte digitali, la tecnologia blockchain ha la capacità di certificare che una determinata opera è l’originale, dunque realizzata direttamente dall’artista, e che il legittimo proprietario è quella determinata persona. In questo caso, le opere d’arte diventano, nel linguaggio tecnico, dei “Non-fungible token” (Nft), che tradotto letteralmente significa “gettone non fungibile”. In poche parole, un’opera d’arte è un Nft quando l’artista mette la propria firma digitale, garantendo che quella – e solo quella – è la vera opera d’arte. A quel punto, qualsiasi copia venga fatta circolare su internet, attraverso i social, i forum o le chat, non avrà alcun valore.

ARTE DIGITALE, SOLDI VERI

Proprio Christie’s, grazie alle garanzie fornite dalla tecnologia blockchain, ha messo in vendita un’opera d’arte interamente digitale realizzata da Mike Winkelmann, vero nome di Beeple. L’artista, per cinquemila giorni, ha realizzato quotidianamente un’opera d’arte che fa parte di un gigantesco collage intitolato, appunto, “The first 5000 Days”, “I primi cinquemila giorni”. Autenticata e certificata, l’opera d’arte sarà venduta al miglior offerente, che potrà pagare anche in criptovalute. Ma non sono esclusi, ovviamente, i più tradizionali metodi di pagamento. Ciò significa che, per ipotesi, qualche magnate potrebbe aggiudicarsi il collage realizzato da Beeple e pagare con soldi veri. Ovviamente, a differenza dei dipinti di Pontormo e delle auto di Elton John, l’acquirente non se ne andrà con qualcosa di tangibile tra le mani. Bensì, sarà il proprietario dell’opera digitale che, per sua natura, rimarrà ovviamente tale. Forse, allora, aveva proprio ragione il pittore russo Vasilij Kandinskij: più il mondo diventa spaventoso, più l’arte diventa astratta. —

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