Il Tirreno

«Campanella, Pasolini, il teatro di Beckett, la poesia ma anche Zerocalcare»

Gabriele Rizza
«Campanella, Pasolini, il teatro di Beckett, la poesia ma anche Zerocalcare»

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Gabriele Rizza

Calabrese di nascita (classe 1956), fiorentino di adozione, Giancarlo Cauteruccio firma negli anni 80 la svolta tecnologica del teatro italiano, oltre la linee guida della ricerca che aveva caratterizzato i decenni precedenti: lo spazio diventa strumento narrativo, drammaticamente correlato alla luce e al suono. Prima col Marchingegno e poi con i Krypton, Cauteruccio ha pionieristicamente segnato la portata visuale degli allestimenti, utilizzando ante litteram il campionario della realtà virtuale.

Il libro sul comodino

«Sul comodino – dice Cauteruccio – c’è sempre la poesia, che diventa un solo libro. Un panorama a 360 gradi. Leggo di tutto, dai contemporanei ai classici. Sarebbe fare un torto ai poeti se dovessi indicarne uno in particolare. È un esercizio che mi accompagna, nella visione che precede l’abbandono del corpo, negli infiniti territori del sonno».

quello della vita

«Senza dubbio “La città del sole” di Tommaso Campanella. Meraviglia del grande progetto utopico, che il frate domenicano calabrese scrive a inizio ‘600. Il suo concetto di società basato su libertà e giustizia mi ha sempre coinvolto e appassionato – dice il regista – Un libro che mi ha guidato a vedere le cose in un certo modo, sia in senso politico che estetico. La bellezza di queste pagine, che mi accompagnano fin dai tempi del liceo, sta nel concepire le condizioni, spirituale e materiale, come un’unica energia».

Il colpo di fulmine

«Sono molti, ma il vero coup de foudre lo ebbi tanti anni fa nel leggere “Impossibile” di Georges Bataille. Fui catturato dalla sua bellezza di “oggetto” prima di buttarmici dentro. In lui scoprii il luogo segreto nel quale il romanzo e la poesia si compenetrano. Un libro che mi ha fatto capire l’importanza di andare oltre e soltanto allora poter morire».

sempre con me

«È dal 1994 che mi segue in ogni mio spostamento il “Teatro completo” di Samuel Beckett, uscito per Einaudi Gallimard, una edizione di rara bellezza, impreziosita da molti saggi, uno per tutti quello di Theodor Adorno. Questo libro è, oserei dire, il mio breviario. Ogni volta che lo apro, Beckett, la sua opera di drammaturgo, mi si offre in modo nuovo e sorprendente. A esso ho dedicato gli anni migliori del mio lavoro di regista».

non delude mai

«Ce n’è uno in assoluto: “Il libro delle interrogazioni” di Edmond Jabes, un’opera in sette volumi, dei quali il primo dà nome all’intero ciclo – dice Cauteruccio – La parola ferita, segnata da tutte le tragedie del ‘900, scolpita nelle sue pagine, ha il crisma della verità: verità dell’esistenza, del dolore e del deserto. Un concetto quest’ultimo che per me qui si manifesta in tutta la sua emergenza, intensità e profondità».

da rileggere

«“Alì dagli occhi azzurri” di Pasolini, un testo di inaudita potenza profetica. Che aiuta davvero a mettere a fuoco questa nostra epoca. La maestria esercitata da Pasolini è incomparabile, di uno spessore politico e poetico esemplare, un dispositivo letterario sbalorditivo».

delusione e sorpresa

«Non c’è per me, almeno fino a questo momento, un libro che mi abbia deluso – dice il regista – forse perché sono sempre stato particolarmente selettivo nelle scelte. Anche se è un genere, la graphic novel, che non mi appassiona particolarmente, una piacevole sorpresa è stato Zerocalcare con “Kobane Calling” e “Macerie prime”. I temi affrontati, così drammaticamente contemporanei, mi ricordano “Maus” di Spiegelman, che ripercorre gli orrori delle persecuzioni contro gli ebrei».

Il libro ispiratore

«Fra i tanti che hanno accompagnato nel mio percorso scelgo “Artificio e natura” di Gillo Dorfles. Un saggio sul rapporto tra arte, natura, tecnologia, che è una guida alla comprensione dei fenomeni artistici nell’era contemporanea. Una “guida” che consiglio sempre ai miei studenti e ai giovani artisti, e che specialmente in questo tempo sospeso che stiamo vivendo, può essere utile per osservare meglio la realtà che ci circonda. Con consapevolezza creativa e coerenza morale». —

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