Italia
Il lato nascosto di Ibra Fa il duro ma si commuove con l’amico Mihajilovic
Claudia Fascia
SANREMO. In campo duro, spietato, una macchina da guerra. L’attaccante temuto da ogni difensore. E questo è quello che già sapevamo di Zlatan Ibrahimovic. Ma il numero 11 del Milan, sul palco dell’Ariston – ospite fisso per tutta la settimana – ha messo da parte scarpini e armatura da guerriero e ha tirato fuori dall’armadio smoking, scarpe di vernice, un sorriso che si allarga disarmante sul suo viso spigoloso e una buona dose di umorismo e ironia. Tutto qui? No, Zlatan ha deciso di buttare anche il cuore oltre l’ostacolo, emozionando ed emozionandosi.
Tra una battuta sul palco dell’Ariston, dove si diverte a essere un po’ l’Adriano Celentano delle pause e dei silenzi un po’ il boss dell’Europa dell’Est con il suo accento secco e senza l’utilizzo di articoli. In conferenza stampa, Ibra ammette di non aver nulla da perdere, «perché tanto il mio mondo è un altro, nessun mi può giudicare per questo. Amadeus non mi mette pressione, dice solo di divertirsi». E sembra che lo stia facendo: autodichiarandosi vero direttore del Festival, dettando le regole di Zlatan, mettendosi al servizio delle gag di Ama e Fiore: certo, magari l’interpretazione di “Io vagabondo” non passerà esattamente alla storia, ma è un peccato veniale che gli sarà perdonato.
A smuovere gli animi è stato invece l’incontro sul palco con l’amico Sinisa Mihajlovic. Un rapporto iniziato, non nel migliore dei modi, con una testata nel 2005, quando Sinisa era all’Inter e Zlatan alla Juve. L’anno dopo, insieme nella squadra nerazzurra, sono diventati grandi amici. Al Festival hanno raccontato di rivalità, invidie reciproche e anche della battaglia dell’allenatore del Bologna contro la leucemia. «Quando l’ho saputo non avevo la forza di chiamarlo – ha spiegato Ibrahimovic con un velo di commozione – e non riuscivo a parlare, era lui che dava forza a me dicendo: è un piccolo momento che passa, ma tutto andrà bene».
Zlatan ha poi anche scambiato qualche palleggio con Donato Grande, atleta di powerchair football, il calcio in carrozzina. «Sei più bravo di molti miei compagni», ha scherzato. —
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