Il lutto
Poche emozioni con duetti e cover Sanremo al giro di boa con il fiatone
Samuele Bersani con Willie Peyote regalano un po’ di poesia, i Maneskin portano all’Ariston il punk rock dei Cccp
Sono le note indimenticabili di “Gesù Bambino” ad aprire la terza serata del Festival, quella dedicata alle cover e ai duetti, e che, cadendo il 4 marzo, celebra anche il compleanno di Lucio Dalla. Ad eseguire uno dei suoi successi più famosi sono i Negramaro che poi offrono anche la loro versione di “Meraviglioso” di Domenico Modugno.
E meravigliosa arriva sul palco anche la top model Vittoria Ceretti, la terza co-presentatrice voluta da Amadeus. L’Ariston non sono le passerelle parigine, ma la giovane bresciana, dopo qualche attimo di smarrimento e di timidezza entra nel ruolo e se la cava bene. Intanto si dipanano quasi senza sussulti (c’è da sentirne 26 che sono davvero tante, troppe) le esibizioni dei Big in gara. Piacciono abbastanza, fra i primi a uscire, Noemi con Neffa in “Prima di andare via” così come Renga con Casadilego in un grande classico come “C’è una ragione di più”. Ad evitare la prima calata di palpebre ci pensa un guasto ai microfoni che prima spiazza un po’ Noemi poi fa interrompere a metà l’esibizione di Fasma e Nesli con “La fine”.
Emozioni, allegria e divertimento per ora sono ancora in stato di latitanza. Anche Fiorello, dopo la seratona da factotum di mercoledì, sembra a mezzo servizio e con le pile un po’ scariche. Due battutine sulle dimissioni di Zingaretti e un intricato medley dedicato a Gianni Morandi e Massimo Ranieri: stop. Poi ci pensano Bugo e i Pinguini Tattici Nucleari ad abbassare ancora un po’ la qualità sfigurando – con tanto di “stecche” agghiaccianti – “Un’avventura” di Lucio Battisti. E non sollevano il morale Fedez-arlecchino e Michielin-bomboniera con un fritto misto che va dai Ricchi e Poveri ad Albano e Romina. La sempre più flebile voce di Francesco Guccini (in contributo audio) introduce “l’ologramma” di Irama che fa “Cyrano”. La canzone non è di quelle particolarmente difficili, ma il carrarese – registrato perché è in isolamento Covid – la fa bene davvero.
Poi finalmente un fremito. I Maneskin con Manuel Agnelli portano al Festival quanto di più lontano dal Festival c’è forse stato nella musica italiana degli ultimi quarant’anni: “Amandoti” dei Cccp di Giovanni Lindo Ferretti. Una bella boccata di vecchio punk rock che ci voleva proprio.
La serata delle cover, introdotta da non molte edizioni per dilatare l’estensione del Festival (bei tempi quando in un paio di serate si risolveva la questione) è sempre stata un riempitivo. Ricordiamo però edizioni con ben maggiore potenziale emozionale. E meno male che c’è Samuele Bersani che con Willie Peyote ci regala “Giudizi universali”. Poesia e semplicità: una ricetta “della nonna” spesso dimenticata o snobbata, ma che funziona e funzionerà sempre. —
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