Gioco
Ghemon: «Porto un sorriso sincero carico di energia»
Il cantante torna in gara all’Ariston e subito dopo arriverà il nuovo album
IL DISCO
Luca Trambusti
Ghemon torna a Sanremo con “Momento perfetto”. «È un brano energico, carico – dice – che mescola rap, gospel e soul. Nel testo racconto ciò che provavo al momento della scrittura. È la mia storia, comunicata con il sorriso, una protesta affrontata con positività».
Un brano ritmico che si arricchisce con dei fiati, arrangiati e suonati negli Stati Uniti dal trombettista, vincitore di 11 Grammy, Philip Lassiter già collaboratore di Prince. «Come “Rosa viola” a Sanremo 2019 anche questa – dice Ghemon – è stata scritta a prescindere dal festival. Se avessi dovuto pensare a un pezzo apposta per la gara ci sarei andato nel 2025». Il 19 marzo Ghemon (Gianluca Picariello) pubblicherà il nuovo album “E vissero feriti e contenti”: 12 canzoni (incluse intro e outro) che spaziano tra diversi generi, scritte e registrate dopo la prima quarantena. «È stato un anno intenso, vissuto a ondate – dice il musicista avellinese – alla prima ero bloccato a osservare e capire cosa succedeva. Poi sono seguite le reazioni, la voglia di vivere e scrivere. Ad aprile 2020 – prosegue – ho pubblicato un disco, “Scritto nelle stelle”, e nonostante questo non mi sentivo consumato, come invece capita dopo ogni uscita. Ho continuato a scrivere ed è nato questo album in pochi mesi. Forse in condizioni normali – confessa – non sarebbe arrivato perché sarei stato impegnato in tour e promozione».
Album frutto di una grande libertà espressiva che si trasforma in libertà stilistica spaziando dal reggae al soul, passando per «ciò che più mi piace – confessa – mostrando tutte le mie anime. È sempre stato difficile incasellarmi, per tanto tempo non ero un punto fermo. Però devo sentire le cose sotto la pelle. Non vorrei essere banale. Penso molto a ciò che devo fare». Per la prima volta è anche un album corale dove Ghemon non è solo autore ma anche produttore e collabora con una forte squadra. «Nel periodo delle distanze – dice – ho fatto un disco di gruppo». A proposito di “E vissero feriti e contenti” Ghemon aggiunge: «Nella prima parte della mia carriera sembravo un poeta chiuso in biblioteca, annoiato. Ora – prosegue – guardo più vicino, racconto con ritmo, melodia e poesia e un approccio più immediato. È esplosa la parte ironica, divertita. Nella vita si prendono e si danno botte e si tiene botta. Questo è il concetto che esprimo, con il sorriso sulle labbra».
A proposito del festival senza pubblico Ghemon dice: «Mancherà il colore e il folklore ma l’emozione di salire sul palco anche senza pubblico sarà identica – e poi scherza – Ho fatto tanta strada e non è la prima volta che canto in un posto vuoto. L’ho già fatto. Di sicuro la voglia di tornare sul palco è grande». —
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