Il Tirreno

Willie Peyote: «Sul palco senza dimenticare la realtà»

Luca Trambusti
Willie Peyote: «Sul palco senza dimenticare la realtà»

Il rapper porta a sanremo “mai dire mai (la locura)” 

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Luca Trambusti

Con la sua “Mai dire mai (la Locura)” il rapper torinese Willie Peyote è l’unico (o per lo meno quello che lo fa con voce più forte e chiara) a portare sul palco di Sanremo il presente pandemico e la situazione generale della cultura in Italia.

L’autore scrive così in merito alla sua canzone (ispirata dal monologo della serie Tv “Boris” disponibile in rete). «Si parla di come ci siamo abituati a mettere al primo posto il mero intrattenimento in tutti i campi: dall’arte e la cultura, passando per lo sport e arrivando anche alla politica. Avere un personaggio che funziona è più importante che avere talento, avere il consenso è più importante che avere un programma, far parlare di sé è più importante che avere qualcosa da dire. Anche in pandemia “the show must go on” quindi si gioca lo stesso anche con gli stadi vuoti, teatri chiusi e concerti annullati ma con gli streaming e i talent show la giostra sembra continuare a girare. Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte. Sport e cultura – dice – sono tra i più danneggiati. Nella canzone noto che gli stadi, a differenza dei teatri, sono aperti; in realtà lo sono per esigenze televisive. Noi dello spettacolo è un anno che non lavoriamo,- molti stanno cambiando attività. La situazione è grave». Questi concetti Willie li porta alla vasta platea del pubblico (televisivo) del festival con il rischio concreto di essere frainteso. «Sarebbe ingiusto evitare certi discorsi - afferma - e questo è il posto adatto per farlo: è un contestare dall’interno. Non avrebbe senso fare un festival dimenticando in che condizioni viviamo e, secondo me, ingiusto andarci facendo finta di niente, trasformarlo in una settimana santa. Certo, il rischio di essere frainteso è alto. La comprensione di un testo non sempre è esercizio facile. Non c’è alcun insulto verso i colleghi quanto piuttosto un’accusa al pubblico, gli addetti ai lavori, le case discografiche e la politica». Il festival secondo Willie Peyote poteva essere un’occasione da sfruttare. «Distanziati, con le mascherine e controllati si poteva portare il pubblico a Sanremo. Il teatro è meno pericoloso del ristorante dove devi per forza avere la bocca aperta». —

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