Il Tirreno

domani su rai storia 

Mogol dirige “Domenica con” fra Battisti e i film in costume

Mogol dirige “Domenica con” fra Battisti e i film in costume

2 MINUTI DI LETTURA





ROMA. Il filmato è una di quelle perle rare che riemergono dagli archivi delle Teche Rai. È il 1971 e un Lucio Battisti neanche trentenne siede alla batteria, impugna le bacchette e regala quasi una jam session suonando con i batteristi di Pfm, Formula 3 e Dik Dik. Un unico piano sequenza, senza tagli e interruzioni, con l’assolo a quattro voci, anzi a otto bacchette. È uno dei regali della nuova “Domenica con” di Rai Storia, lo spazio curato da Giovanni Paolo Fontana ed Enrico Salvatori, che domani dalle 14 alle 24 avrà come “direttore di palinsesto” Giulio Rapetti, alias Mogol.

La sua domenica sarà piena di note, aneddoti e ricordi personali. «Battisti? Faceva parlare la chitarra, ma suonava qualsiasi strumento – racconta Mogol, 84 primavere e un’infinità di progetti – “Vendo casa”, che uscì dopo la morte di Lucio, la registrammo in una stanzetta di vetro grande quanto una cabina telefonica. Volli assolutamente che si accompagnasse solo con la chitarra e venne un capolavoro». Tanti saranno i grandissimi che Mogol ha scelto di ricordare, come Mina, che si scambia le canzoni con Battisti, o Loredana Bertè che interpreta “L’Arcobaleno” scritto proprio da Mogol dopo la morte dell’amico Lucio. In ogni racconto, non l’eccezionalità di quegli storici sodalizi, ma la casualità di alcuni lavori diventati evergreen. «Nella mia vita ho sempre cercato di lavorare con gente brava – sorride Mogol – L’importante è restare se stessi. La gente, altrimenti, a istinto capisce quando fingi, quando non sei davvero tu. Lucio era un grande comunicatore ed è stato uno dei primi in Italia a cantare in modo credibile. I geni? Sono quelli che hanno potuto esprimere il proprio lato artistico sin da bambini».

Non solo musica, però. Nella Domenica con Rapetti c’è anche l’altra sua passione, la storia, con due film in costume: nel primo pomeriggio, “Maria di Scozia” di John Ford del 1936 e, in prima serata, “La regina Margot” di Patrice Chéreau del 1994. «I film storici hanno il potere di portarti lì dove sono accaduti grandi eventi, di farti capire cosa è accaduto – spiega Mogol – Amo, ad esempio il personaggio di Elisabetta I d’Inghilterra: prese una nazione malconcia, con un esercito debole, senza una grande flotta e creò un grande impero».

E il Festival di Sanremo, lo guarderà? «Mi sembra che quando in Italia si dà l’incarico del Festival a qualcuno, poi non si guardi alle canzoni più belle, ma si scelgano i cantanti per possono fare audience – risponde – Preferisco i film». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web