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Agli Uffizi la cultura black nei capolavori rinascimentali

Gabriele Rizza
Agli Uffizi la cultura black nei capolavori rinascimentali

Figure di colore protagoniste attraverso le opere di Mantegna, Dürer, Lippi Schmidt: «C’è un forte desiderio di cultura, speriamo di riaprire presto»

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Gabriele Rizza

FIRENZE. Fra giallo e arancione bisogna districarsi e andare avanti. L’oscillazione del virus è un’altalena che non accenna ad arrestarsi. Poi è lecito chiedersi se l’apertura di cinema e teatri (finora rimasti al buio) o dei musei (che hanno goduto di un parziale rilancio) sia così determinante per il propagarsi del contagio o non possa al contrario essere un alleggerimento, magari piccolo, certo non una alternativa, sulle non sempre disciplinate spalle della movida.

Nei 14 giorni in cui la Galleria degli Uffizi a Firenze è rimasta aperto prima dell’ultima chiusura sono stati quasi 20mila i visitatori. «Sono numeri – dice il direttore Eike Schmidt – che confermano il forte desiderio dei cittadini per la cultura. Proprio in questi giorni è uscito uno studio dell’Università di Berlino secondo il quale i musei, insieme a cinema e teatri, naturalmente a ridotta compresenza, sono i luoghi pubblici a minor rischio di contagio: un rischio di gran lunga inferiore rispetto a supermercati, negozi e ristoranti».

Di nuovo costretti a chiudere i battenti, gli Uffizi rilanciano il circuito online. Dove da oggi si apre un nuovo itinerario che attraverso opere, fra gli altri, di Mantegna, Dürer, Gentileschi, testimonia la presenza della figura africana nelle collezioni della Galleria. A curare questa nuova ipervisione, secondo capitolo del progetto “On being present”, è Justin Randolph Thompson, direttore del “Black History Month Florence”, rassegna di eventi organizzati nel capoluogo toscano per celebrare l’importanza della cultura black nella storia italiana.

Protagoniste ne sono riproduzioni e dettagli ad alta definizione di dipinti e disegni realizzati tra Cinque e Seicento, come, appunto, il disegno di Mantegna “Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne”, quello con cui Dürer tratteggia la giovane domestica Katerina, la tela “David e Betsabea” di Artemisia Gentileschi, ma anche il capolavoro appena ritrovato e acquistato dal museo del bolognese Bartolomeo Passerotti (“L’enigma di Omero”) per continuare con “Adorazione dei Magi” di Filippino Lippi, “La caccia del persiano” di Filippo Napoletano, “L’allegoria dell’America” di Baldassarre Franceschini, l’insolito e colorato “Moro di Barbaria” di Jacopo Ligozzi.

«Questa modalità virtuale che certo non potrà mai sostitute quella dal vivo – conclude Schmidt – ci consente almeno di mostrare i nostri dipinti in una luce inedita, diversa da quella tradizionale: una luce storica e allo stesso tempo sociale che ci permette finalmente di restituire voce a chi, per secoli, non è stato ascoltato o non aveva nemmeno la possibilità di esprimersi».

La mostra è visibile su https: //www.uffizi.it. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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