Attenzione
Gli Uffizi acquistano opera del Cinquecento perduta da secoli
È il dipinto “L’Enigma di Omero” di Bartolomeo Passerotti Schmidt: «Ritrovamento importante, presto in mostra»
FIRENZE, Gli Uffizi mettono a segno un bel colpo: il ritrovamento e la relativa acquisizione di un dipinto del Cinquecento, da secoli ritenuto perduto e del quale si erano perse le tracce.
Si tratta dell’Enigma di Omero di Bartolomeo Passerotti (1529-1592), artista formatosi fra Bologna e Roma, dapprima al seguito di Iacopo Barozzi detto il Vignola, poi con il coetaneo Taddeo Zuccari, una figura fondamentale per la formazione dei Carracci e per la nascita della grande pittura bolognese della fine del Cinquecento. L’opera scomparsa dai radar degli studiosi e degli storici era nota esclusivamente attraverso le descrizioni di alcune fonti e disegni preparatori. Dipinto dal Passerotti a cavallo nel 1570, il quadro verrà esposto nelle nuove sale dedicate alla pittura del 16esimo secolo, di prossima apertura, Covid permettendo. «Il ritrovamento di questo dipinto – sottolinea il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – è di tale importanza che a esso è stato appositamente dedicato un volume monografico, curato da Marzia Faietti per i tipi dell’editrice Sillabe. Perché se l’acquisto di un’opera ricordata nelle più antiche guide di Firenze è di per sé un intervento teso a proteggere il nostro patrimonio dalla dispersione, il libro è un’ulteriore prova dell’intensa attività di ricerca promossa dal museo».
Il primo a descrivere L’Enigma di Omero è il biografo del Passerotti, Raffaello Borghini, che lo presenta come «un grande quadro in tela di colorito gagliardo a olio», commissionatogli da Giovanni Battista Deti, letterato e collezionista fiorentino, nonché membro fondatore della Crusca e autore del primo vocabolario partorito dall’Accademia. Stando ad altre testimonianze il dipinto nel Seicento sarebbe finito nel palazzo Torrigiani, dopodiché non se ne hanno più notizie. «Negli studi moderni sul Passerotti – conclude Schmidt – L’Enigma di Omero era segnalato come perduto. Almeno fino a oggi, quando è stato rintracciato proprio presso la famiglia dei discendenti di Carlo Torrigiani». —
Gabriele Rizza
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