Gioco
Renga fa nove volte all’Ariston con la poesia delle piccole cose
Il cantante bresciano in gara con “Quando trovo te”: «Sarà un festival unico e soprattutto sarà l’occasione per tornare finalmente di nuovo sul palco»
Luca Trambusti
Per la nona volta Francesco Renga salirà sul palco dell’Ariston come concorrente al Festival di Sanremo. La prima fu (nella sezione giovani) nel 1991 con i Timoria (la storica rock band bresciana), sono poi seguite altre 7 esibizioni da solista con una vittoria. Si presenterà in gara con il brano “Quando trovo te”, scritto dallo stesso Francesco con Roberto Casalino e Dario Faini, noto anche come Dardust.
« La canzone – spiega Renga – racconta del momento in cui un ricordo felice che ognuno di noi tiene nascosto in fondo al proprio cuore come un prezioso tesoro, all’improvviso riaffiora potente nelle nostre esistenze, restituendo un senso più profondo e aprendoci gli occhi su una realtà che è migliore di quello che pensiamo». Un tema generale ma che in qualche modo è anche avvicinabile al periodo che stiamo vivendo, in una ricerca di normalità nutrita pure dal ricordo di momenti sereni. «Sono ricordi che teniamo nella nostra anima per proteggerli e che quando riaffiorano ci riportano a una situazione di normalità, che coincide con la felicità. Sono certi momenti con i figli, i sorrisi, un abbraccio, i profumi di una casa, di un piatto, un ricordo dell’adolescenza. Cose rare che teniamo nascoste per non depauperarle».
La scintilla creativa del brano è nata proprio da un trasloco, all’alba del primo lockdown. «Stavo cambiando casa – ricorda – e avevo riempito frettolosamente gli scatoloni con tante cose. Nel riordinare sono venuti fuori agende, diari, fotografie di quando ero giovane e con la quarantena ho avuto il tempo per riguardarli e riviverli. Da lì è nato il concept di questa canzone». In merito al periodo del primo lockdown Renga dice: «Si diceva “andrà tutto bene”. Era un augurio che ci siamo fatti all’inizio di un viaggio che consideravamo un film. Forse – prosegue – ce la siamo cavata e ce la stiamo cavando, però in molti sono rimasti indietro. Moltissimi del comparto artistico, lavoratori dello spettacolo. A me quel periodo anche solo restando a casa, è servito per ritrovare e riscoprire cose che stavo perdendo. C’è stato – continua Renga – l’aspetto positivo di condividere il dolore degli altri. Il sentirci di colpo soli ci ha dato un’idea di comunità, una diversa attitudine all’inclusione. Io stesso ho fatto cose per Brescia importanti, con la consapevolezza di accorgersi di gente che restava indietro e voler fare qualcosa per loro».
Certi tempi sembrano lontani, eppure questa edizione di Sanremo vive all’insegna del contagio. «Sarà un’edizione diversa, che rimarrà negli annali, nella storia come un Sanremo unico. È un evento importante anche per questo aspetto, che lo rende un appuntamento imprescindibile. E poi – confessa – è l’occasione per tornare finalmente a cantare da un palco». Non seguirà un album. —
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