Il Tirreno

«Potevi fare di più»: Arisa al Festival con un amore tossico

L.T.
«Potevi fare di più»: Arisa al Festival con un amore tossico

La cantante parla del brano e della sua vita personale 

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Con sette partecipazioni, due vittorie nelle due categorie e anche una presenza nel ruolo di co-conduttrice Arisa è una delle veterane di questa settantunesima edizione del Festival di Sanremo. Dal palco del silenzioso teatro presenterà “Potevi fare di più”, firmato da Gigi D’Alessio, che racconta la fine di un amore malato.

«Ho sentito una grande verità e autenticità nel testo», dice Arisa, che pare in gran forma. «In realtà – aggiunge – mi rispecchio in questa storia tossica. Con Gigi ci siamo visti spesso e gli ho parlato della mia vita, delle mie situazioni e questo brano è anche figlio di quelle chiacchierate. Quando l’ho sentito mi sono commossa». Una canzone cucita addosso ad Arisa, che la definisce «melodica e viscerale», ma anche «universale. I sentimenti, soprattutto l’amore sono circolari. Raccontandoli si condividono tra le persone e ognuno si può ritrovare. E poi – aggiunge – esorcizzo capitoli della mia vita attraverso le canzoni». Un testo d’amore, sentimento su cui pare avere le idee chiare. «L’amore è una cosa semplice, come dice Tiziano Ferro. Se stai bene con qualcuno ti basta. Se ci sono troppe difficoltà non va bene, sprechiamo il nostro tempo anziché usarlo per farsi felici e rendere felici gli altri. L’importante – continua – è sviluppare un grande amore per se stessi, che non sia però narcisismo. Se ci amiamo riconosciamo l’amore degli altri. Io ci sono riuscita e ora l’unica cosa di cui non posso fare a meno è me stessa. Dobbiamo avere la consapevolezza per sviluppare l’amore per noi stesse e trovare soluzioni per uscire da storie brutte, venirne fuori facendosi del bene».

Arisa torna al Festival in un’edizione unica, stravolta e piena d’incognite. «Siamo intrattenitori, facciamo il nostro lavoro, torniamo a cantare; è quindi una manifestazione di speranza, un provarci per far ripartire il nostro settore. In tutto questo periodo ciò che mi è mancato di più – confessa – è il cantare in pubblico e il contatto con la gente. Quest’estate ho fatto piccoli concerti, sono partita da “La Versiliana” il 2 luglio, ero emozionata come fosse la prima volta che salivo sul palco». Le dinamiche del festival sono uniche, particolari e quest’anno l’emergenza costringe ad annullare certi “riti”. «Mi mancherà la passerella a Sanremo – dice Arisa – con la calca e il pubblico. Mancheranno la festa, la possibilità di parlare e di sviluppare progetti. Mancherà il pubblico, che ti fa capire come stai andando. Mentre canto guardo la platea e cerco d'intravedere se sono felici o no». Alla partecipazione a Sanremo non farà subito seguito un progetto discografico a cui Arisa sta lavorando, previsto ad aprile/maggio. «L’album è in lavorazione e cerco di essere padrona di ciò che farò. Questo perché prima non ero coraggiosa, ora lo sono di più, ho una maggior consapevolezza in me. Mi sento in crescita e vado avanti dritta». —

L.T.

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