Il Tirreno

l’autobiografia del rocker fiorentino 

Con “Spacca l’infinito” Piero Pelù apre le porte della vita lontana dal palco

Luca Trambusti
Con “Spacca l’infinito” Piero Pelù apre le porte della vita lontana dal palco

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Luca Trambusti

Le luci del palco sono spente e Piero Pelù si siede a ricordare e ripercorrere la sua vita, quella personale, quella al di fuori dai riflettori. In questo libro, “Spacca l’infinito - Il romanzo di una vita” (Giunti Editore), il rocker toscano ripercorre la sua esistenza: dai ricordi di un’infanzia serena, fino alle mascherine anti covid. E lo fa in terza persona dialogando con un “bambino” incontrato ai Boboli in un momento di relax.

«Il libro – dice Pelù – è figlio della disperazione del lockdown. Avrei dovuto essere in tour, ma non potendolo fare ho scritto». La formula scelta è quella dell’autobiografia romanzata, scritta appunto in terza persona dove P. è il protagonista. «Volevo raccontare ciò che succede intorno al soggetto. Molti episodi compaiono già in altre biografie, ma con la terza persona il punto di vista si allarga, si arricchisce di dettagli anche di fantasia, con la possibilità di romanzare e di spaziare tra passato, imperfetto e presente». “Spacca l’infinito” è, come spiega l’autore, il ritratto del «Pelù bambino, adolescente, adulto, viaggiatore e lettore, sono le mie radici e le mie passioni». Il libro racconta di un’infanzia felice divenuta poi «un’adolescenza brutta. Con gli ormoni – ricorda Pelù – diventi una bestia e io lo sono stato quando ho capito che avrei voluto il mio futuro nella musica e la mia famiglia mi ha ostacolato». Il libro esce poco dopo il suo 59° compleanno e ha anche l’aspetto del bilancio. «Ho tremila rimpianti – dice – ma guai a dargli forza, non serve a niente. Occorre fare tesoro degli errori, di quello che si è fatto o non si è fatto, detto o no, suonato e non suonato. Da queste scelte nasce il futuro. Il rimpianto più grosso – prosegue – è stato di aver dovuto fare il liceo classico e non la scuola d’arte e studiare musica come volevo io. C’è voluto del tempo per riscoprire la formazione classica e riabilitarla».

Il racconto diventa anche storia, infatti il percorso del protagonista è sempre ben storicizzato, a partire dall’esperienza di guerra (la Prima Guerra) del nonno il cui passato è stato la scintilla del pacifismo di Piero. E poi ci sono i mille viaggi, elemento essenziale per Pelù. «Fin da bambino cambiavamo città per il lavoro di mio padre, radiologo. Si cambiava tutto: casa, scuola, amici. L’adattabilità è diventata un’esigenza. La musica è stata poi complice nel viaggiare. Il mestiere del musicante è girare, diventare precario e nomade». “Spacca l’infinito” si legge d’un fiato e regala una bella visione (da scoprire) dell’uomo Piero Pelù. —

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di Redazione web