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Se Shakespeare racconta Dante in un suo dramma
ROMA. Sembra il frutto di una magia, l’ultimo, sorprendente e coltissimo libro di Rita Monaldi e Francesco Sorti, autori per Solferino di “Dante di Shakespeare”. Più che un libro una bella operazione culturale che, proprio nell’anno che celebra Dante, la coppia di scrittori (insieme anche nella vita) ha realizzato con in mente un obiettivo “folle”: mettersi nella penna di Shakespeare (immaginando il ritrovamento di un dramma perduto del Bardo) per rappresentare in una trilogia teatrale la vita del Sommo Poeta, intrecciandola alla Divina Commedia.
In questo primo volume (qui si racconta l’Inferno, seguiranno poi Purgatorio e Paradiso entro due anni) il genio di Stratford mette in scena dunque l’infanzia e la giovinezza di Dante, tra avventure e disavventure, tradimenti, lotte, incubi e visioni. «Questo progetto è nato dalla passione più viscerale, dall’impulso di introdursi nelle vene di grandi profeti come Shakespeare e Dante per “completare” la loro vita utilizzando il loro stesso sangue. Perché a Shakespeare, che ha tanto preso dalla Divina Commedia, un dramma su Dante mancava proprio! E a Dante mancava qualcuno che sapesse raccontarlo come una cosa viva, come solo Shakespeare è in grado di fare. Ad un certo punto quindi le loro strade si sono necessariamente incontrate dentro di noi. Ci siamo arrampicati come due pulci sulle vesti di Dante e Shakespeare, per scrutare lo stesso panorama che era alla loro portata», spiegano gli autori. —
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