Toscana
“Nosferatu” di Murnau, un cult che doveva essere distrutto
È un capolavoro del cinema espressionista tedesco. È il film sul conte vampiro che la critica più ama. Ha innescato omaggi e remake, fonte d’ispirazione per altri registi. Eppure non sarebbe dovuto esistere. O meglio, sarebbe dovuto sparire dalla faccia della terra e non arrivare ai giorni nostri. Nosferatu è un film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, uscito in sala il 4 marzo del 1922, a Berlino. Murnau, pur rifacendosi al romanzo Dracula di Bram Stoker, non pagò i diritti, cambiando nome ai personaggi, compreso il conte vampiro, da lui chiamato Orlok. La vedova Stoker, tuttavia, gli fece causa per violazione del diritto d’autore, e vinse. La casa di produzione del film, la Prana-Film G.m.b.H. dichiarò bancarotta, mentre Murnau fu condannato a distruggere tutte le copie della pellicola. Pur tuttavia, una mano santa – pare dello stesso regista – ne salvò una copia, concedendo a Nosferatu di vivere nel tempo, arrivando fino a oggi. Il vampiro di Murnau è quanto di più lontano dall’eleganza del Dracula di Bela Lugosi o dal fascino inquietante di Christopher Lee. Orlok è una figura scheletrica con le mani artigliate, il corpo fasciato in un pastrano nero, il capo pelato, gli occhi incavati, i denti aguzzi. Orlok è una figura sputata dall’inferno e precipitata sul mondo. Werner Herzog nel 1979 realizzò il remake Nosferatu, il principe della notte con Klaus Kinski.
Non parla invece di Dracula, ma del vampiro Barlow, il romanzo di Stephen King, Le notti di Salem, tradotto sullo schermo da Tobe Hooper che riprende l’aspetto di Orlok per il personaggio. È, infine, un immaginario dietro le quinte di Nosferatu il film L’ombra del vampiro (2000) di Elias Merhige dove Murnau ha il volto di John Malkovich, mentre Max Schreck nel ruolo di Orlok viene interpretato da Willem Dafoe. —
F.L.
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