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Natura e introspezione nelle poesie di suor Elena

Samuele Bartolini
Natura e introspezione nelle poesie di suor Elena

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Samuele Bartolini

«Ho visto la morte in faccia. Quell’incidente m’ha cambiato la vita”. 15 novembre 2001: la Chiesa Cattolica ricorda Sant’Alberto Magno maestro di San Tommaso d’Aquino, filosofo e teologo domenicano. A Roma due suore domenicane del convento del Carmine stanno attraversando le strisce pedonali in via Nazionale quando una macchina le investe.

Una di loro, suor Elena Ascoli, viene colpita in pieno, fa una piroetta su se stessa e cade rovinosamente sul selciato. Dieci centimetri più avanti c’è il cordolo del marciapiede. La morte sfiora la suora ma non centra l’obiettivo. A suor Elena però tocca un lungo calvario. Finisce all’ospedale, non va in coma ma poco ci manca, vede il tunnel bianco, ma soprattutto non riesce più a leggere per sei mesi. Suor Elena va capita. Due lauree alla Lumsa di Roma: una in letteratura italiana, l’altra in filosofia dell’educazione. Animatrice di gruppi spiriturali. Mille pensieri mille attività. Per suor Elena è una tortura non leggere. Arriva la depressione. Il suo manto nero la avvolge per mesi. Vede camion che la investono da tutte le parti. Apre il pc e diventa bianca come un cencio. Ma piano piano risorge. La nausea le va via. Suor Elena rilegge tutta la Divina Commedia. Intanto dal convento del Carmine a Roma finisce a riposo nel conventino di Ganghereto sotto la magnificenza del Pratomagno, a due passi da Terranuova Bracciolini, nel Valdarno aretino.

Ora le stampelle per camminare sono le sue compagne inseparabili. Ma la rinascita c’è. Suor Elena riprende i suoi contatti, le sue letture. E in un libro di poesie fiorisce il suo grazie a Dio, la contemplazione della sua Natura, ma anche un cammino introspettivo tra le mille maschere che la suora si porta dentro come donna. Il libro di poesie si chiama “Canti del Silenzio” (Bertoni editore). Dentro ci sono le luci: gli inni alla Natura e a Dio. «Come l’arcobaleno è figlio di guizzi brucianti/di lampi illuminanti... rimane nel cuore come segreto d’amore». C’è il “Paesaggio senese”: «quando la parola si fa silenzio/è un armonia di pace... Qui la memoria dell’uomo/è sempre sveglia per nostalgia di Eternità». Ma ci sono anche le ombre dell’introspezione. “Lago montano”: «nel tuo silenzio in te mi specchio/e il volto che a volte non riconosco». Qui suor Elena mette a nudo i suoi dubbi di suora: lei veste la tonaca a vent’anni ma lascia un suo amore terreno e le ambizioni di una carriera universitaria, poi arriva il ‘68, la sconquassa, e sono i momenti in cui vuole togliersi la tonaca. Una poesia oscura, “Farfalla”: «C’era una farfalla/Non notturna/Ma lei non lo sapeva... Ogni notte fatta di sole volava... il notturno volare lasciava ferite nel cuore/ove era pur scritto in verità/Franca tutta di Gesù, Gesù tutta di Franca?».

Suor Elena senza tonaca si chiama Francesca. E prova a chiarire l’oscuro: «Quando scrivo lo faccio per intuizioni, non in maniera razionale. Scrivo e così m’escono fuori tante maschere, quelle che il mio io, come l’io di tutti, si porta dentro». Oggi suor Elena ha 74 anni ed è serena. —

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