Sicurezza
Virgo è una “pietra miliare” della scienza e Pisa festeggia il terzo riconoscimento
Dopo Marconi e Pacinotti, l’associazione internazionale degli scienziati premia le ricerche sulle onde gravitazionali
PISA. “Pisa, 3 febbraio 2171. Alla aerostazione interplanetaria Galileo Galilei è appena atterrata una navetta di nativi marziani. Bambini e insegnati saranno teletrasportati a Cascina per l’annuale visita all’interferometro Virgo che più di 150 anni fa ha rivelato la prima onda gravitazionale. La scoperta ha cambiato radicalmente le nostre conoscenze sullo spazio e favorito i successivi sviluppi delle tecnologie per i viaggi interstellari”.
Ecco. Quella che avete letto potrebbe essere la scena iniziale di un film. La trama è pura invenzione, ma le basi scientifiche no. Perché se è vero che entro al fine del 2021 i primi turisti spaziali se ne andranno in giro per il sistema solare e che si stanno progettando basi su Marte per partire, da lì, alla scoperta della galassia, allora ci può stare che tra 150 anni le scolaresche delle colonie marziane tornino sulla Terra per studiare... un po’ di storia partendo da dove tutto ha avuto inizio: Pisa.
Campioni del mondo!
Pochi giorni fa, a una manciata di chilometri dalla Torre Pendente, è stata sistemata una targa. Per la precisione una “pietra miliare” della scienza assegnata da un’associazione internazionale di scienziati nata allo scopo di promuovere le scienze tecnologiche (la Ieee). La targa è dedicata ai risultati ottenuti da un progetto di ricerca internazionale che ha consentito di registrare e studiare le onde gravitazionali, cioè le oscillazioni dello spazio-tempo che Albert Einstein aveva previsto addirittura un secolo prima della prova fattuale della loro esistenza. Quella scoperta lì, secondo i migliori scienziati al mondo, ha cambiato e cambierà la nostra vita. Ed è stata fatta a Cascina, nella campagna pisana, dove un impianto ad altissima tecnologia, un interferometro di nome Virgo, gestito da Ego, l’Osservatorio gravitazionale europeo, è riuscito ad ascoltare (e ormai lo fa con una frequenza crescente) l’effetto di eventi che potremmo definire “molto rumorosi” che succedono a distanza di miliardi di anni luce da noi: la fusione di buchi neri e di stelle o le esplosioni di supernovae. Per “ascoltare” e studiare quello che succede nell’universo non basta l’interferometro cascinese. Ce ne sono altri due che lavorano in team con quello pisano: si chiamano Ligo e si trovano negli Stati Uniti. Per dirla con un po’ di ironia quella pietra miliare sistemata a Cascina vale quanto una Coppa del Mondo che abbiamo vinto con la collaborazione di qualche giocatore straniero: siamo campioni della ricerca nello spazio. E non è la prima volta.
Pisa fa i pieno di titoli
Nella città della Torre di pietre miliari della scienza concesse dall’Ieee ce ne sono altre due. O meglio, una si trova fisicamente a Pisa l’altra è sulle colline vicino a Bologna ma chi l’ha ottenuta ha un legame diretto con la città. Stiamo parlando dei riconoscimenti conferiti ad Antonio Pacinotti, inventore pisano della dinamo, e Guglielmo Marconi, premio Nobel che da Coltano inviò al mondo la prima comunicazione senza fili della storia dell’umanità. Tre pietre miliari delle sette complessivamente ottenute dall’Italia hanno radici pisane. E non è un caso.
Una lunga tradizione
In fondo è proprio sotto la Torre che ha vissuto Galileo Galilei, e prima di lui Leonardo Fibonacci. Qui, fin dagli anni Cinquanta, ha sede una vivacissima sezione dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Ed è nelle antichissime stanze della Scuola Normale che è nato Nest, un centro interdisciplinare di ricerca e di formazione sulla nanoscienza. È un docente pisano, Guido Tonelli, che ha contribuito alla scoperta del “bosone di Higgs”, la così detta particella di dio. E in città, sempre alla Normale, hanno studiato ben due medaglie Fields per la matematica (le uniche italiane per altro): Enrico Bombieri e Alessio Figalli. Sotto la Torre si è laureata Anna Grassellino, scienziata italiana nominata a capo di uno dei cinque progetti finanziati dal Congresso Usa per la costruzione del computer quantico più potente al mondo.
E il sogno continua
In questo firmamento, è proprio il caso di chiamarlo così, di stelle, quella di Virgo è particolarmente splendente. Per i risultati ottenuti fin qui e per quelli che verranno. La prossima missione si chiama “Einstein Telescope”: un interferometro di terza generazione in grado di espandere ulteriormente la conoscenza dell’universo e le capacità tecnologiche dell’uomo. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
