Sicurezza
Tre attrici in tournée a Firenze protestano per i teatri chiusi
L’iniziativa promossa da Daniela Morozzi, Anna Meacci e Chiara Riondino per quattro domeniche reciteranno Pratolini davanti ad altrettante sale
Elena Torre
FIRENZE. Partirà domenica alle ore 11 davanti al teatro Puccini di Firenze con la lettura di alcuni capitoli de “Le ragazze di San Frediano” di Vasco Pratolini, la protesta-provocazione che le attrici Anna Meacci, Daniela Morozzi e Chiara Riondino con la collaborazione di Omikron, hanno organizzato contro la chiusura dei teatri.
«Nasce casualmente – ci dicono le protagoniste – in un momento di riflessione condivisa in cui abbiamo sentito l’urgenza di non poter più stare ferme di fronte a una situazione intollerabile, sia rispetto alla chiusura dei teatri, sia rispetto a un silenzio che avvolge il mondo della cultura tutta, si pensi ai cinema, ai circoli Arci, alle Case del popolo, a tutti i presidi culturali del paese che sono fermi. Nasce proprio come una protesta, tanto che abbiamo fatto le richieste dei permessi alla questura come se si trattasse di una manifestazione».
La scelta del testo non è casuale, è legato alla storia della città di Firenze, fa parte della nostra tradizione culturale. Un testo tra l’altro che Anna Meacci durante il lockdown ha recitato sui suoi canali social per intrattenere gli amici e non solo. Per quest’occasione dal vivo verrà diviso in quattro parti che saranno recitate per quattro domeniche di fila a partire dalla prossima davanti ai portoni chiusi dei teatri. Quindi 7, 14, 21, 28 le date con inizio alle 11 sempre davanti ai portoni chiusi dei teatri. Per ogni performance è prevista anche la partecipazione di ospiti, come Sergio Staino, Stefano Cocco Cantini, Katia Beni e molti altri che interverranno a sostegno dell’iniziativa.
Si parte il 7 dal teatro Puccini, che per le tre attrici è come una seconda casa, per poi passare il 14 al teatro Cestello nel cuore di San Frediano, teatro popolare per eccellenza, il 21 al teatro Niccolini come teatro storico per poi chiudere il 28 al teatro di Rifredi accanto al circolo Arci, scelta non casuale ma voluta per unire i due mondi. «Ci sembra impossibile – racconta Daniela Morozzi – che l’unico mondo “contagioso” sia il nostro, si riaprono le vie dello shopping, si riapre qualsiasi cosa e noi siamo fermi. Oltre alla mancata riapertura è come se fossimo proprio spariti dall’agenda politica. È arrivato il momento di muoverci pensando a una protesta attraverso quello che sappiamo fare».
La speranza condivisa da Meacci, Morozzi e Riondino è che questi momenti riaccendano una luce sul mondo della cultura. «È proprio dagli artisti, dagli intellettuali, dagli scrittori, dai musicisti, dai ballerini – dicono – che forse può rinascere un’idea di società anche diversa. Certamente non neghiamo l’emergenza sanitaria legata alla pandemia, ci mancherebbe altro, ma pensiamo che il nostro ruolo sia importante chi leggerà questo tempo se non i poeti? Gli artisti? Chi aiuterà a raccontare quello che ci sta accadendo se non un mondo di pensiero libero?». —
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