Il Tirreno

montevarchi: palazzo del podestÀ 

L’opera di Ottone Rosai fra riscoperte e nuovi modi di lettura

Gabriele Rizza
L’opera di Ottone Rosai fra riscoperte e nuovi modi di lettura

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MONTEVARCHI. L’itinerario artistico di Ottone Rosai trova nuovi spunti di lettura e approfondimento nella mostra che gli dedica il comune di Montevarchi. Congelata a pochi giorni dall’inaugurazione in ottemperanza al dpcm di novembre scorso, il percorso allestito nelle sale del Palazzo del Podestà riapre i battenti, in tutta sicurezza, fino al 6 giugno.

Col titolo “Ottone Rosai. Riscoperte e un nuovo riconoscimento”, curata da Giovanni Faccenda, l’esposizione punta l’obiettivo sulle opere realizzate dall’artista in un momento preciso quanto decisivo della sua vita, gli anni tra il 1919 e il 1932: un nucleo di disegni e di oli, che rivelano inediti passaggi, attivando nuovi motivi di interesse in vista anche di una doverosa rivalutazione. «Importante in questo contesto – sottolinea Faccenda – è il ritrovamento e la corretta identificazione di un dipinto del 1932, “Baroncelli”, già presente nella storica rassegna di Palazzo Ferroni, a lungo erroneamente presentato come “Paesaggio” ignorando l’indicazione autografa a carboncino dello stesso Rosai. La mostra nasce dalla volontà di superare una lettura talvolta superficiale e antiquata dell’opera di uno dei maggiori pittori italiani del Novecento, apprezzato da Francis Bacon che nel 1962, in un’intervista, lo indica come l’artista che aveva maggiormente attirato il suo interesse mentre in epoca più recente fra i suoi ammiratori troviamo Georg Baselitz, a dimostrazione di quanto la pittura di Rosai sia espressione di una voce contemporanea». Per Rosai l’immagine di un “fiorentinismo panoramico” cede il passo a una voce europea, un artista che ha studiato Courbet, Corot, Cezanne, che ha saputo assorbire (ma anche mettere in discussione) le impennate delle avanguardie in una prospettiva essenziale di pochi elementi, fortemente chiaroscurali, desunti dalla tradizione masaccesca. Un fondale dove si iscrivono le figure e i paesaggi del “suo” piccolo mondo, un mondo che varca la Firenze di via Toscanella e dal realismo popolare dei giocatori di briscola, degli avventori d’osteria, i vecchi, i suonatori, i fiaccherai, uomini e donne come maschere stupefatte, si proietta avanti, fino a toccare le ansie e i contorni di una dimensione umana che fatica a ritrovare pacifiche certezze. —



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