Il Tirreno

«Se non mi accende, lo mollo “L’Arminuta” e “Le braci” però mi hanno conquistato»

Elena Torre
Cinzia Leone
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Cinzia Leone

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Cinzia Leone è autrice e attrice di teatro e cinema, imitatrice e comica. Romana, 62 anni il 4 marzo, si è fatta amare dal grande pubblico grazie a trasmissioni come “La tv delle ragazze”, “Scusate l’interruzione”, “Avanzi” e “Tunnel”. Al cinema ricordiamo “Parenti serpenti” e “Le finte bionde” diventati nel tempo veri cult. La lettura per lei non è soltanto un modo per placare l’ansia: «non ho bisogno di introdurre qualcosa che mi distragga – racconta – ho delle riserve interiori molto ben fornite. Uno dei motivi per cui si legge meno è che la vita è stata trasformata in letteratura, da un proliferare di mezzi di comunicazione, tutta questa esternazione di chiunque della propria realtà è una forma di letteratura indotta. Anche l’informazione – continua – è diventata una forma di letteratura sparsa ed essendo di più facile consumo, l’ha un po’ messa in secondo piano. Complici i social, il telefonino, la televisione, la letteratura rischia di uscire dal suo ruolo privilegiato diventando il copione della realtà.

Il libro sul comodino

«Quello che ho appena finito di leggere, “Il teatro è donna” di Massimiliano Caprara. È appena uscito. Massimiliano è un amico ed è uno studioso di teatro, ha scritto un libro interessantissimo che analizza nell’arco dei secoli come la donna sia riuscita ad essere sempre stata un cardine innovativo ogni qual volta sia stata presente anche se messa a latere: pensiamo al teatro greco in cui le tragedie di figure femminili venivano interpretate dagli uomini invece che dalle donne. Libri come questo costringono a rileggere altri testi, ha riacceso in me la voglia di ripescare cose studiate in passato, rivedere concetti come “La nascita della tragedia” di Nietzsche. Mi sono persino riletta una tesina che scrissi tantissimo tempo fa sulla nascita della tragedia. Ecco un altro potere dei libri».

Il colpo di fulmine

“L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio, libro vincitore del Premio Campiello nel 2017. Sicuramente un libro che ha in sé molte delle le caratteristiche che amo trovare quando leggo: una letteratura densa, concreta, intensa, e questo romanzo ne è un concentrato. È la storia di un doppio abbandono: una bambina in Abruzzo che viene data in adozione ad una famiglia che però in seguito la riporta alla famiglia di origine e lei non sa perché. C’è una grande intensità nei rapporti tra la protagonista e i fratelli della famiglia adottiva, c’è la complicità della disperazione. Da un po’ ho deciso che quando un libro non riesce ad accendermi, quando non trovo una chiave di identificazione e mi annoio, lo mollo. Quando mi sono imbattuta ne “L’Arminuta” è accaduto il contrario».

la sorpresa

«Nessun dubbio, “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery che ho letto con grandissimo ritardo rispetto al successo planetario che ebbe all’indomani della sua uscita. Non amo i fenomeni letterari, quindi mi accade spesso di approcciare i libri quando magari non sono più di moda, una cosa che mi accade anche con i film.

Un altro libro che ho trovato un gioiellino capace di catturarmi è “Le braci” di Sándor Márai, una storia dalla quale non riesci a staccarti. Questo grazie alla piacevolezza della scrittura, la scorrevolezza senza mai rinunciare ad una visione profonda dei personaggi e un’orizzontalità che ti faccia venire voglia di andare avanti e non mollare il libro. Penso solo alla portinaia che è il personaggio più spiazzante di tutto il libro con la sua doppia personalità».

La certezza

«Leggo sempre volentieri Carlo Rovelli perché è un fisico molto particolare, è capace di raccontarti la scienza, la fisica, la quantistica, come se fosse letteratura, sempre focalizzando la capacità dell’uomo di andare avanti disperatamente per dare una risposta a tutto attraverso la scienza. Carlo Rovelli sembra che costruisca un telaio intessuto di informazioni scientifiche sulle quali adagiare delle risposte anche umanistiche. “Sette brevi lezioni di fisica” l’ho trovato un piccolo capolavoro di divulgazione».
 

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