Gioco
L’irresistibile piacere di passeggiare nei luoghi della poesia e dei romanzi
A Firenze si visitano le case di Collodi e Pratolini, nella Bassa Parmense per capire Guareschi
Ogni scrittore è indissolubile dai luoghi che ha raccontato, ritratto o vissuto. E ogni lettore prova piacere nel visitare di persona i luoghi in cui è stato ambientato un libro che lo ha entusiasmato. È difficile sottrarsi al fascino dei canini di Dracula se si visita la Romania, di vedere Dublino con gli occhi di Joyce o il Galles seguendo le tracce di re Artù. A volte il viaggio può essere a ritroso: una vacanza a San Pietroburgo offre l’occasione per conoscere le opere di Puskin, una gita in Spagna diventa propedeutica alla lettura di Garcia Lorca.
Al tempo della pandemia, però, bisognerà aspettare ancora molto per ripercorrere la Praga magica di Kafka, la Parigi del commissario Maigret, il Portogallo di Pessoa e Saramago, a Firenze ogni fine settimana si può partecipare gratis a un tour letterario guidato (info 3381002655) che parte dalla casa di Carlo Collodi per arrivare ai quartieri descritti dai romanzi di Vasco Pratolini, San Frediano e Santa Croce, passando per il palazzo da cui Alessandro Manzoni risciacquò i panni in Arno. Peccato non esista più l’albergo di “Camera con vista” di Forster, ma rimane la casa in cui Dostoevskij scrisse “L’idiota”.
Leggere nelle pagine di un libro, immersi nella trama del romanzo, il nome di una via sulla quale noi stessi passeggiamo nella realtà sprigiona dentro di noi un’inspiegabile felicità e contribuisce a farci meditare sulla natura più profonda della letteratura. La distanza tra la nostra esistenza reale e le fantasticherie di cui ci nutriamo si accorcia all’improvviso. E al tempo stesso diventa incolmabile, presentandoci quei luoghi da fiction in una dimensione straniante. È il caso dei turisti che vanno a Ferrara per vedere il giardino dei Finzi Contini dell’omonimo romanzo di Giorgio Bassani: in corso Ercole d’Este infatti, dove il narratore lo colloca, non c’è, perché lo scrittore se l’è inventato. Eppure l’atmosfera di quel giardino inesistente continua ad aleggiare in fondo a quella splendida via, come l’aura delle altre storie ferraresi, per cui potremmo usare Bassani come baedeker per esplorare la città: da via Gorgadello (“Gli occhiali d’oro”) a via Mentana (“L’airone”) e corso Giovecca (“Una notte del ‘43”).
Questa bigamia del paesaggio, insieme partecipe della realtà e della finzione, è, per il lettore raffinato, uno dei più potenti elementi di suggestione nel rapporto tra vita e letteratura. Una sorta di trekking letterario di chi non sa godere dei paesaggi naturali se non filtrati attraverso una mediazione artistica: così a Volterra il colto intellettuale può rivivere le torbide atmosfere di “Forse che sì forse che no”, l’ultimo romanzo di Gabriele D’Annunzio, ambientato a Palazzo Inghirami, mentre le ragazzine andranno in cerca delle tracce dei Vulturi, letti nella saga sentimental-vampiresca di “Twilight”. Quasi impossibile, poi, nominare Bolgheri senza pensare alla poesia di Carducci. E solo visitando la casa di Giovanni Guareschi a Roncole Verdi, si può entrare davvero nel suo Mondo Piccolo, così come solo passeggiando per quei dintorni della Bassa Parmense si può capire la dimensione bozzettistica e universale della provincia realistica e favolosa di Don Camillo e Peppone.
Quando, da bambino, i miei genitori mi portarono a Collodi, una signora, indicando la camera del guardiano del parco, chiese a mia madre se si trattasse del letto di Geppetto. Forse trattare i personaggi dei libri come reali e immaginarli mentre si muovono nei luoghi, essi davvero reali, dove lo scrittore ha ambientato le loro avventure, significa sentire quei luoghi come un territorio di confine, che unisce il mondo vero al mondo parallelo della letteratura: in modo da regalare agli eroi di carta un’ipotesi di concretezza fisica e a noi lettori inquieti una specie di compartecipazione alla leggerezza immortale dell’arte.
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