Gioco
Appello da Santa Fiora per riportare a casa la Madonna di Luca della Robbia
L’opera quattrocentesca andrà all’asta domani a New York Il sindaco del borgo chiede aiuto a Stato, banche e mecenati
il caso
Alfredo Faetti
Dal versante maremmano dell’Amiata il borgo di Santa Fiora volge lo sguardo verso New York e spera di poter riportare a casa l’opera dopo oltre un secolo di assenza. Ma è un desiderio costoso, che va dai settecentomila euro al milione. Tanti, troppi soldi per il sindaco Federico Balocchi, da giorni impegnato a mettere insieme enti pubblici e privati con il solo scopo di riportare in paese “La Madonna di Santa Fiora”, che sarà battuta all’asta domani a New York.
Una missione apparentemente impossibile, ma Balocchi non si dà per vinto e prova un ultimo disperato tentativo: un appello, subito rilanciato dal presidente della Regione Eugenio Giani, a collezionisti, mecenati e musei perché qualcuno di loro acquisti l’opera, trovando poi il modo di rimetterla sulla strada che porta a Santa Fiora. «Per noi sarebbe straordinario far rientrare questo bellissimo pezzo che diventerebbe elemento centrale della nostra collezione di robbiane – dice Balocchi – siamo disponibili a fare la nostra parte e stanziare delle risorse ma il prezzo è proibitivo per il nostro Comune». In realtà il sindaco si è già messo in moto da giorni. Tempo fa il catalogo dell’asta, dove i lotti partono mediamente da mezzo milione di euro, venne spedito nelle varie redazioni specializzate e al settore cultura dei giornali. Un occhio che conosce la Maremma notò subito che tra le opere c’era anche “La Madonna di Santa Fiora”, attribuita a Luca della Robbia e datata a metà del Quattrocento. Telefonò a Balocchi, subito ingolosito dalla possibilità di riprendere il bassorilievo e arricchire collezione delle “robbiane”, ovvero le opere attribuite alla famiglia di scultori Della Robbia, che operava anche nel borgo amiatino.
A Santa Fiora, questa collezione è custodita nel palazzo della Pieve. Ma manca quella Madonna. Fu forse il conte Bosio I a commissionare il bassorilievo, rimasto nel paese fino a quando, quattrocento anni dopo, lo scioglimento degli ordini religiosi portò il Comune a confiscarlo e a venderlo a un mecenate dell’epoca, l’ingegnere minerario Léon Mathieu Henri de Somzée. Alla sua morte, la vedova diede il via ai sentieri tortuosi delle collezioni private in cui corrono le opere d’arte: la Madonna è passata di mano in mano fino al suo attuale proprietario, la Albright Art Gallery di Buffalo, messa ora a disposizione dell’asta Sotheby’s di New York, che vede tra i suoi lotti opere del Botticelli e di altri maestri europei. Palcoscenico lontano da un piccolo borgo di montagna. Ma l’occasione è troppo grande per lasciarla passare come nulla fosse e Balocchi, avuta la notizia, ha contattato vari enti, pubblici e privati, cercando di capire la loro disponibilità a finanziare l’impresa, pronto anche a metterci soldi dalle casse comunali.
«Ma siamo arrivati ad alcune centinaia di migliaia di euro – spiega – e a fondazioni e simili occorrono mesi per stanziare queste cifre». L’asta, invece, è tra due giorni. Non c’è tempo. Serve un miracolo. O meglio, un generoso finanziatore che acquisti l’opera. «Dopo, cercando il sostegno di Fondazioni, istituzioni bancarie e privati cittadini, potremmo avviare un percorso per farla tornare a Santa Fiora – dice il sindaco – Lanciamo anche un appello al Ministro della Cultura perché faccia quanto in suo potere per poter riportare la Madonna in territorio italiano, possibilmente a Santa Fiora, che è stata per secoli capitale di una contea e che oggi può raccontare questo passato illustre». Balocchi, cercando aiuto nella vicenda, ha informato anche un appassionato di storia toscana: il presidente Giani. «Ci vuole uno sforzo che attivi energie di investitori in grado di comprendere il valore di un’impresa come questa – dice il presidente rilanciando l’appello di Balocchi – Non sarebbe un’operazione di immagine, ma un segnale di attenzione, di generosità e un investimento sul futuro. Arricchire il nostro patrimonio di bellezza è un messaggio forte, di speranza e di voglia di ripartire». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
