Sicurezza
Muore impiccato bimbo di 9 anni Sequestrati i cellulari e play station
Isabella Maselli
Un gioco finito in tragedia o un suicidio. Ruota attorno a queste due ipotesi l'indagine sulla morte di un bambino di 9 anni trovato impiccato in casa con una cordicella avvolta attorno al collo appesa ad un attaccapanni.
Se questo sia collegato a una sfida online, come avvenuto pochi giorni fa a Palermo, saranno gli accertamenti tecnici disposti dalla magistratura a verificarlo. Al momento non ci sono elementi che colleghino l'episodio a un gioco, come quelli che da tempo circolano su chat e social. Sul fatto indagano due Procure, quella ordinaria per gli accertamenti tecnici sulla morte ed eventuali responsabilità, e quella minorile.
La tragedia è avvenuta ieri pomeriggio nel quartiere San Girolamo di Bari. A dare l'allarme è stata la mamma del bimbo che, come medico, ha prestato i primi soccorsi al figlio in attesa del 118. Inutili i tentativi di rianimarlo e la corsa in ospedale, al pediatrico Giovanni XXIII, dove è arrivato ormai in arresto cardiaco.
Nell'appartamento sono stati per ore al lavoro gli uomini della questura di Bari, volanti, squadra mobile e scientifica, per effettuare i rilievi necessari a ricostruire la dinamica. E per sequestrare, come ordinato dal procuratore facente funzione di Bari Roberto Rossi con la pm di turno Angela Maria Morea, tutti i dispositivi elettronici presenti in casa, la play station e due cellulari. In particolare dall'analisi del contenuto dei dispositivi elettroni si cercherà di accertare se vi siano tracce che aiutino a ricostruire i minuti che hanno preceduto il gesto e se vi sia un eventuale collegamento con sfide attraverso social network. Dell'accaduto sono stati informati anche i magistrati minorili di Bari che si coordineranno con la Procura ordinaria. «Al momento non abbiamo elementi che colleghino l’episodio a giochi online» dice il procuratore del Tribunale per i Minorenni Ferruccio De Salvatore, secondo il quale però «sicuramente c'è un problema con queste sfide che stanno circolando, da tempo ormai. Prima il Blue whale, poi Momo e ora Tik Tok, possono essere molto rischiosi e noi dobbiamo tener conto che con riferimento a determinate fasce di età lo spirito di emulazione è molto forte. Il problema c'è ed è stato esasperato dalla pandemia perché molti giovani, soprattutto adolescenti, si sono rinchiusi in se stessi e sono diventati aggressivi con sé e gli altri. Sono aumentati i casi di cutting, cioè il taglio degli arti con lamette, e i tentativi di suicidi che coinvolgono fasce d'età sempre più basse».
Sulla pericolosità di questi giochi, con riferimento alla tragedia di Palermo, proprio ieri si era espresso, prima della tragedia barese, il Garante pugliese per i diritti dei minori, parlando di «un dolore che ci lascia sgomenti perché non può essere accettabile che nel luogo che riteniamo più sicuro, la nostra casa, sotto forma di gioco, possa arrivare un invito a confrontarsi con la morte».
A Bari la Procura, che tramite la polizia ha già raccolto le prime dichiarazioni di chi era in casa, acquisito i dispositivi elettronici e disporrà l'autopsia sul corpo del bambino, per ora non ipotizza alcun reato, in attesa di conoscere l'esito dei primi accertamenti tecnici. —
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