Il Tirreno

Da “Schindler’s list” fino a “Jo Jo Rabbit” il grande schermo ci aiuta a ricordare

Giorgio Gosetti
Da “Schindler’s list” fino a “Jo Jo Rabbit” il grande schermo ci aiuta a ricordare

La filmografia dedicata al dramma della Shoah è sconfinata Ecco una scelta di titoli facili da reperire sulle piattaforme

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Giorgio Gosetti

Per il Giorno della Memoria, due difficoltà si propongono a chi volesse suggerire un percorso tra i film che ricordano l’orrore del genocidio degli ebrei. Il primo ostacolo viene dalla necessità di fare delle scelte in una filmografia molto ampia. Il secondo è legato all’accessibilità dei titoli sulle maggiori piattaforme o nelle proposte dell’home video.

Va detto in premessa che due titoli sono considerati “fuori quota”. Il primo, perché fa da capostipite a tutto il genere (se di genere si può parlare), ed è Il diario di Anna Frank diretto da George Stevens nel 1959, a 14 anni dalla morte della ragazzina olandese e realizzato con molta più verosimiglianza di quanto ci si potrebbe aspettare da un prodotto hollywoodiano. Il secondo è naturalmente Schindler’s list di Steven Spielberg (1993). I due film si vedono agevolmente, in abbonamento, su Prime Video o anche su altre piattaforme.

La lista dei film da vedere o rivedere si apre con Shoah, racconto della persecuzione e dei campi di sterminio filmata con implacabile oggettività da Claude Lanzmann tra il 1974 e il 1985. Sono nove ore senza alcun filmato di repertorio, ma fitte di testimonianze e verità storiche. Ecco poi un film pluripremiato ed emozionante come l’autobiografico Il pianista di Roman Polanski, vincitore di 3 Oscar nel 2003. Al terzo posto un altro premio Oscar, La vita è bella di Roberto Benigni (1997) a cui affiancare il film che fece di Gillo Pontecorvo un grande regista internazionale, Kapò (1959), poi premiato anche lui con l’Oscar. C’è chi, essendo ebreo, può anche sorridere sul dramma del genocidio: è Radu Mihaileanu che nel 1998 dirige l’irresistibile Train de vie.

Torniamo in Italia con un romanzo celebre, diventato film grazie a Vittorio De Sica nel 1970, Il giardino dei Finzi Contini. Piace affiancargli uno dei film più affascinanti e ambiziosi dello stesso decennio, ovvero Mr. Klein (1976) di Joseph Losey con Alain Delon, vittima e testimone delle persecuzioni naziste in Francia. Ecco poi un successo internazionale come La scelta di Sophie (1982), diretto da Alan Pakula dal romanzo di William Styron con un’indimenticabile Meryl Streep. E per finire il classico dei classici, Il grande dittatore di Charlie Chaplin, diretto nel 1940 e pensato come un implacabile atto d’accusa per la follia nazista, gestito con l’arma più forte: la satira che diventa arte e monito universale.

La seconda “playlist” è molto più soggettiva e si apre con un documentario che nel 1956 fece scalpore e rivelò un grande regista: Notte e nebbia di Alain Resnais. È il primo, documentato viaggio nella memoria di quella tragedia che il pubblico poté conoscere. Solo più tardi furono divulgate le riprese dei campi di sterminio con la firma di Alfred Hitchcock e mai mostrate per l’orrore che suscitavano. Si resta nel campo del documentario con il recente 1938: diversi, diretto da Giorgio Treves due anni fa e in cui si racconta l’odissea degli ebrei italiani dopo le leggi razziali volute da Mussolini in quell’anno. Per capire fino in fondo cos’era la barriera invisibile calata tra “ebrei” e “gentili” nell’Europa del nazi-fascismo ecco due film esemplari: Arrivederci ragazzi di Louis Malle, premiato col Leone d’oro nel 1987, e Jona che visse nella balena (1993) di Roberto Faenza. Si può modificare la realtà della Storia con la libertà creativa del cinema? La risposta paradossale di Quentin Tarantino è Bastardi senza gloria (2009) sulle tracce di Shosanna Dreyfus, la bimba scampata al massacro della sua famiglia e poi implacabile vendicatrice. Ancor più estrema è la provocazione del neozelandese Taika Waititi (di famiglia ebrea) in Jo Jo Rabbit del 2019. Tra i tantissimi buoni film dedicati alla memoria dell’Olocausto piace ancora proporre The reader (2008) di Stephen Daldry che racconta l’amore e la presa di coscienza di Michael Berg (Ralph Fiennes) per Hanna (Kate Winslet) in cui, dopo molti anni, riconosce una ex SS. In chiave più romantica e adolescenziale chiudiamo con Il viaggio di Fanny (2016) diretto da Lola Doillon con gli occhi di una ragazzina in fuga dalle persecuzioni tra Francia e Svizzera.

Tutti i film citati sono reperibili sul mercato. —

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