Il Tirreno

Il tempo? È nel frangersi dell’onda. I versi di Prete e le dispute dei prof

Fabio Canessa
Il tempo? È nel frangersi dell’onda. I versi di Prete e le dispute dei prof

Un tema che da sempre affascina, ora al centro di saggi e della nuova raccolta del poeta senese

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Chi pretende che i virologi siano concordi nell’affrontare il Covid rimarrà sconcertato nello scoprire che gli scienziati viventi più illustri dissentono perfino nel concepire il tempo.

Secondo il fisico quantista Carlo Rovelli, il tempo non esiste: nel suo fortunato libro “L’ordine del tempo” (pp. 214, Adelphi, 14 euro) sostiene che l’idea (sbagliata) di un flusso che scorre uniforme dipende dalla nostra incapacità di percepire nei minimi dettagli la complessa rete di eventi che è il mondo. Gli risponde nel saggio “Neurobiologia del tempo” il neurologo Arnaldo Benini (pp.128, Cortina, 14 euro) che cita proprio Rovelli polemizzando apertamente con lui, essendo invece convinto che il tempo esiste eccome, e ha sede nel nostro cervello: caratteristica reale dell’Universo, il tempo è «un contenuto della coscienza creato da meccanismi cerebrali».

Il tema ha affascinato i filosofi di ogni epoca, a partire da Aristotele, che lo definì «la misura del cambiamento» e, secondo Rovelli, il miglior modo di pensare il mondo è un continuo cambiamento. Celebre la risposta di Sant’Agostino alla domanda su che cosa sia il tempo: «Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so». Fino al capolavoro di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto”, tremila pagine divise in sette volumi per dimostrare che «la realtà si forma soltanto nella memoria».

A mettere d’accordo Rovelli e Benini è proprio la convinzione che il nostro cervello e la nostra identità coincidano con la memoria. «Il tempo sta nella nostra mente», conferma un verso di Antonio Prete, già insigne studioso di Leopardi e Baudelaire, docente dell’Università di Siena, dove abita, fresco vincitore della settima edizione del Premio internazionale di poesia Vittorio Bodini con la sua ultima raccolta “Tutto è sempre ora” (pp.128, Einaudi, 11,50 euro) un titolo preso in prestito da T. S. Eliot che sintetizza bene la fulminante trasfigurazione lirica del concetto di tempo. Lo struggimento per la perpetua mutazione dell’esistenza, le persone che perdiamo e il nostro invecchiamento sta alla base dell’ispirazione poetica in genere, ma il tempo è il protagonista assoluto dei versi avvolgenti di Prete, tra la suggestione dei ricordi e il balsamo della parola, l’incanto della natura e la vertiginosa dialettica tra finitudine e infinito. Attenta a rintracciare ovunque la presenza del tempo, la poesia di Prete la scorge nel muschio e nel vento, nel «frangersi dell’onda sugli scogli», nell’affresco scrostato e in un lenzuolo che lampeggia. Ma anche nelle costellazioni con il «perpetuo orbitare dei pianeti» e «nell’immenso spalancarsi di galassie, nel loro assillo d’infinito». La speranza del poeta è proprio una corrispondenza tra le piccole vite terrestri e lo sconfinato Universo: che possa esserci un «ritmo che unisce tremito di foglia/ e notturno cammino di cometa», una sintonia tra «il soffio che trascorre nel cespuglio di salvia/ e il brivido luminoso di Venere».

Gli affascinanti ragionamenti con cui Rovelli sgretola i concetti di passato, presente e futuro, inadeguati a rispecchiare la «sterminata e disordinata rete di eventi quantistici» che è la realtà, lo portano a concludere ironicamente che «il mondo è più come Napoli che come Singapore». Sarà per l’impossibilità di orientarci in una dimensione così caotica che in questo «album che disegna il tempo» che è la raccolta poetica di Prete, c’è «in alto, una nuvola che cerca la sua forma». Per cacciare il sospetto che la solitudine dell’uomo sia circondata dall’indifferenza delle galassie, mentre un gruppo di amici cammina di notte «sotto il brillio luminoso della Via Lattea», risuona un auspicio: «stanno in un unico silenzio il battito/ del cuore e il tremolare della stella».

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