Il dolore
Misteri e sentimenti nella Napoli anni ‘30
Lino Guanciale porta in tv “Il commissario Ricciardi” protagonista dei romanzi di Maurizio de Giovanni
Nicoletta Tamberlich
ROMA. Una potente contaminazione di generi – poliziesco, mystery e melò – per un racconto coinvolgente che, sullo sfondo di una Napoli negli anni Trenta, in pieno fascismo, indaga sul senso ultimo della vita e del dolore. Lino Guanciale, 41 anni uno degli attori più richiesti e amati dal pubblico di cinema e tv , torna su Rai 1 domani e presta volto, voce e movenze al commissario Ricciardi, la serie tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni, con la regia di Alessandro D’Alatri.
«Ricciardi – dice Guanciale – ha un dono ereditato dalla madre che nessuno conosce: può raccogliere gli ultimi pensieri delle vittime di una morte violenta. Peculiarità che se da un lato è utile nelle indagini, dall’altro lo tormenta come uomo. È un personaggio che ritengo un autentico privilegio aver potuto interpretare, nel quale spero di aver dato il mio meglio. È un uomo empatico, con un grande senso del dovere, proteso verso gli altri e dotato di una sensibilità fuori dal comune. Ha un vissuto interiore pieno di emozioni e i suoi occhi sono velati di malinconia, ma questo perché teme di far ricadere sulle persone che ama di più il peso della sua sorte».
Ricciardi non cerca l’amore, ma incontra due donne, diversissime: la maestra Enrica (Maria Vera Ratti) e Livia (Serena Iansiti), mentre la tata Rosa (Nunzia Schiano) gli consiglia di sposarsi per non pagare la tassa sul celibato. Si fida solo del brigadiere Maione (Antonio Milo), che ha come confidente Bambinella (Adriano Falivene), e del medico legale Modo (Enrico Ianniello) antifascista che rischia la vita. Nel cast de “Il commissario Ricciardi” anche Peppe Servillo, Fabrizia Sacchi, Mario Pirrello e Marco Palvetti.
Occhi chiari, i capelli con la brillantina, un solo riccio sulla fronte, i vestiti impeccabili, Ricciardi è stata una sfida per Guanciale: «È anche una sfida grazie alla scrittura di Maurizio de Giovanni. Apriamo una finestra particolarissima su una Napoli inedita con il fascismo in piena espansione; l’attitudine eterna, dei napoletani, il coraggio, di sopravvivere alle sfide imposte da certe situazioni. Una città diversa da quella che siamo soliti vedere rappresentata. Spesso sentiamo anche parlare a sproposito solo della Napoli violenta e criminale dimenticando la cultura, la musica, il teatro. Ricordiamoci ad esempio questa è l’unica città invasa ad essersi liberata da sola dall’occupazione nazista. Grazie al coraggio, allo spirito di iniziativa, di tanti, tra questi moltissime donne».
Fa eco D’Alatri, che ha messo in campo tra attori di ruolo e comparse oltre 350 persone: «Questa è una città che si presta a questa ambientazione anche se abbiamo girato anche a Taranto ricostruendo una parte dei vicoli». Guanciale confessa di aver conosciuto de Giovanni prima attraverso i suoi romanzi: «Avevo letto i primi due. Poi quando ho saputo che avrei avuto l’onere di interpretarlo, ho letto tutti gli altri: un personaggio a mio parere tra i più felici della nostra letteratura contemporanea. Io per calarmi nel ruolo mi sono messo dalla parte del lettore mi sono chiesto chi legge come immagina sfogliando le pagine dei suoi libri il commissario, i suoi abiti, il modo di camminare, quel suo ciuffo ribelle, i suoi occhi, lo stato d’animo». —
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