Il Tirreno

nell’ex manicomio 

I graffiti di Nof4 si ammirano grazie ai volontari volterrani

Francesca Lenzi
I graffiti di Nof4 si ammirano grazie ai volontari volterrani

Riprendono le visite guidate alla monumentale testimonianza di Art brut

4 MINUTI DI LETTURA





VOLTERRA. Chi crede che i luoghi trattengano le anime di coloro che li hanno abitati, dovrebbe visitare l’ex manicomio di Volterra. Chi invece non ci crede, dovrebbe essere il primo a ripercorrere quei posti, per rendersi conto di quanto si sbaglia. Il Covid ha fermato tante cose nell’ultimo anno. Anche le visite guidate lungo quei padiglioni ormai abbandonati. Il Charcot, il primo a essere costruito. E poi, sulla salita per la collina, il Maragliano dove tenevano i malati di tubercolosi, e ancora più su sino al Ferri, il reparto giudiziario dove ha trascorso quasi tutta la sua degenza Fernando Nannetti, Nof4, autore del libro della vita, un graffito inciso sul muro lungo 120 metri.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:foto-e-video:1.10383105:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/foto-e-video/2014/11/26/fotogalleria/il-manicomio-di-volterra-1.10383105]]

Le visite guidate all’ex manicomio, in realtà, si erano interrotte alla fine del 2019, alla scadenza del mandato di gestione con l’Asl. Il virus ha però rallentato la ripresa. «Mercoledì prossimo avverrà ufficialmente il passaggio di consegne per la gestione dell’ex manicomio dal Comune alla nostra associazione – spiega Andrea Trafeli, presidente della onlus volterrana “Inclusione, graffio e parola” – L’ente proprietario resta l’Asl, però è stato firmato un protocollo molto importante fra Asl e Comune che, di fatto, rende l’area dell’ex manicomio un museo a cielo aperto, un plesso museale a tutti gli effetti. Il Comune, poi, si appoggia alla nostra associazione e a breve ricominceremo con le visite guidate».

La convenzione, firmata lo scorso fine settembre, al momento annuale ma con possibilità di rinnovo, affida all’amministrazione comunale gli spazi al primo piano dell’edificio Lombroso, dove si trovano l’esposizione di alcune parti del graffito di Nannetti e la biblioteca scientifica dell’ex manicomio. Quanto alle visite, negli ultimi anni venivano organizzate con il contributo dell’associazione vicentina “I luoghi dell’abbandono”. «Quella è stata una collaborazione importante che probabilmente si ripeterà – afferma Trafeli – Loro hanno visibilità per veicolare tante persone, ma d’ora in poi saremo solo noi preposti a organizzare eventi. Dobbiamo ancora mettere a punto le ultime cose, ma in teoria ripartiremo esclusivamente su prenotazione, dal lunedì al venerdì, con piccoli gruppi e seguendo tutte le disposizioni sanitarie, mentre gli eventi saranno uno o due al mese. Ripeto, l’area resta di proprietà dell’Asl ma il Comune ci crede quanto noi, ritenendola un polo turistico importante. Lo stesso sindaco in passato è stato una guida e può comprendere il valore della nostra attività. E, comunque, il sostegno del Comune non è mai mancato, neppure negli anni precedenti».

[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:cronaca:1.10383260:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2014/11/26/news/oreste-nannetti-volterra-1.10383260]]

Il 2021 si apre quindi nel migliore dei modi per Volterra, nonostante la “sconfitta” nella corsa a capitale italiana della cultura 2022, a favore di Procida. «Per noi come associazione di volontari non cambia nulla, ma nemmeno per Volterra – sostiene Trafeli – Abbiamo progetti importanti da realizzare. Preservare e valorizzare il graffito di Nof4 resta la nostra priorità, poi ci sono in ballo un paio di mostre e iniziative all’interno di una rete con altre realtà psichiatriche».

Salvare il graffito di Nof4 dal tempo e dall’incuria è la missione dell’associazione “Inclusione, graffio e parola”. Sino a due anni fa (per l’appunto con il contributo dei “Luoghi dell’abbandono”) ne erano stati prelevati e messi in sicurezza sei metri, ai quali se ne sono aggiunti negli ultimi mesi altri 12. Ne restano un’altra ventina da poter salvare, simbolo di quella città nella città che è stato il manicomio, costruito nel 1888 e arrivato a ospitare 4.900 pazienti. Quando il malato psichiatrico era la seconda pietra di Volterra, dopo l’alabastro, capace di dare lavoro a mezza città, se non di più. Ci lavorava come infermiere anche Aldo Trafeli, padre di Andrea. È grazie ad Aldo se il libro della vita del Nannetti è arrivato fino a noi, tradotto passo per passo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.39814551:Video:https://video.iltirreno.gelocal.it/locale/volterra-la-voce-di-oreste-nannetti-in-un-audio-inedito/39991/40934]]

«L’associazione nasce proprio nel 2010 con la morte del mio babbo – racconta Andrea – L’ho visto continuare a tradurre il graffito anche negli ultimi giorni di vita. Volevo capire perché. Io e mia sorella Rossella abbiamo provato a prendere la sua strada. Prima abbiamo cercato Claudio Grandoli, poi altre persone. Alla fine in dieci abbiamo fondato “Inclusione, graffio e parola”, e da lì ci siamo confrontati con l’Asl, il Comune, la Soprintendenza per trovare la strada più giusta. Siamo le guide che vi accompagnano lungo i padiglioni. Eppure nessuno di noi fa questo lavoro, siamo tutti volontari, ma con la passione si ottengono spesso risultati impensabili. Chi è per me Fernando Nannetti? – conclude Trafeli – È stato in prima battuta un ponte, forse invisibile per altri ma non per me. Un ponte che mi teneva unito al mio babbo. Poter andare lassù e vedere il graffito, riscoprire la sua storia, valorizzarla, comprendere quel mondo mi ha aperto gli occhi. Ecco, Fernando è stato un tramite e mi ha fatto capire come dietro i fantasmi dei matti ci fossero delle persone e come il lavoro del mio babbo e degli altri infermieri fosse finalizzato a riscoprirle e farle sentire meno sole». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore