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Tornano a splendere dopo il restauro i mosaici del Battistero di Firenze

Gabriele Rizza
Tornano a splendere dopo il restauro i mosaici del Battistero di Firenze

Intanto il duomo e la cupola del Brunelleschi da lunedì 25 gennaio riaprono al pubblico

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La prima buona notizia è che il duomo e la cupola del Brunelleschi da lunedì prossimo riaprono al pubblico (info https: //duomo. firenze. it/it/home). La seconda, forse meno attesa ma ben più importante, riguarda i mosaici trecenteschi sulle pareti del Battistero.

Perché se la prima è di cronaca, a testimonianza della voglia di ripartire comunque, anche senza turisti, che contraddistingue le istituzioni culturali toscane (almeno finché il “giallo” tiene), la seconda è di sostanza, una vera impresa, sia sotto il profilo artistico che sul piano tecnico scientifico, in grado di restituirli all’originale splendore, coi loro profeti, vescovi e cherubini che impreziosiscono quello che Dante definì il “mio bel San Giovanni “ovvero il Battistero, il monumento più antico di Firenze.

Terminato il restauro di quattro degli otto lati, dalla prossima settimana il cantiere si sposta dall’altra parte, in attesa di chiudere definitivamente, salvo imprevisti, entro la fine dell’anno. Il progetto, che coinvolge più di mille metri quadrati di superfici marmoree, duecento di decorazioni a mosaico e oltre cento di dorature, è stato interamente finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore che dal 2017 a oggi vi ha investito oltre un milione e mezzo di euro. Gli attuali lavori si fermano alla base della cupola: i suoi mosaici saranno oggetto di un successivo intervento nei prossimi anni.

Numerose le scoperte emerse dalla campagna di studi e d’indagini diagnostiche mai eseguite prima d’ora in maniera così approfondita sull’intero monumento e sulla sua storia (l’ultima ripulitura delle pareti risale alla fine dell’Ottocento): dalla tecnica musiva originale impiegata alla presenza di una cera pigmentata sul verde di Prato, utilizzata per coprire il bianco del calcare formatosi a causa delle infiltrazioni di acqua, fino alle tracce di foglia d’oro su uno dei capitelli dei matronei, da cui si deduce che in origine fossero tutti dorati, creando così con il luccichio dei mosaici, un effetto mozzafiato, di meraviglia e stupore. Con l’occasione si è provveduto a ripulire il monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII, opera di Donatello e Michelozzo, addossato a uno dei lati del Battistero, liberato dalle polveri che ne offuscavano la doratura. «Le esperienze maturate con i precedenti restauri – afferma Anna Maria Giusti, già direttrice all’Opificio delle Pietre Dure – eseguiti nei decenni passati sui mosaici dei matronei e su una parte dei lati del Battistero, ancora non interessati dall’attuale intervento, hanno rappresentato un significativo metro di confronto ed evidenziato un degrado decisamente minore rispetto a quello delle superfici oggi restaurate». —

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