Il Tirreno

L’ANNIVERSARIO DI UN CULT 

Sessant’anni a pois e una nuova Crudelia

Francesca Lenzi
Sessant’anni a pois e una nuova Crudelia

“La carica dei 101” incassò milioni e salvò la Disney A maggio lo spin-off con Emma Stone malvagia De Mon

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Francesca Lenzi

Lo sapevate che la Disney stava per chiudere dopo La Bella addormentata nel bosco? Era il 1959 e la storia di Aurora, del principe Filippo e della terribile Malefica costò alla produzione 6 milioni di dollari, record di spesa per l’azienda del buon Walt che, ancora innamorato delle fiabe e di un’animazione tradizionale, riuscì però a risollevarsi nel 1961 grazie a La carica dei 101. Al flop della Bella addormentata nel bosco (incassi modesti e accoglienza tiepida) si sostituì il grande successo dei deliziosi dalmata, proiettato per la prima volta in sala il 25 gennaio di 60 anni fa.

Con un budget di 4 milioni, La carica dei 101 ha risposto solo nel primo anno dall’uscita con un guadagno di 14 milioni, che diventeranno nel tempo, fino a oggi, 144 nei soli Stati Uniti; 215 nell’intero globo. Eppure per Walt Disney il 17° classico della casa madre fu più dolore che gioia. Affezionato, come abbiamo detto, all’animazione fiabesca in grande stile e raffinata dei film precedenti, poco amò il tratto innovativo de La carica dei 101. Uno stile pop e, per certi versi, grezzo nel quale faticava a riconoscersi. Fra l’altro, il racconto di Pongo, Peggy e dei 99 cuccioli di dalmata, segnò l’arrivo della nuovissima (per il cinema) tecnica xerografica che permetteva di fotocopiare i disegni degli animatori direttamente sui fogli lucidi, risparmiando in tempo, manodopera e denaro.

La carica dei 101 salvò così la Disney, dandole freschezza, grazie a un plot narrativo di sicura efficacia, tratto dal romanzo di Dodie Smith. La regia è firmata da Wolfgang Reitherman, Hamilton Luske, Clyde Geronimi, sulla sceneggiatura di Bill Peet. L’inizio è azzeccatissimo: la voce narrante è di Pongo, cane dalmata intenzionato a cercare moglie per sé e per il suo amico umano Rudy, stralunato compositore jazz. Dopo un’accurata ispezione dalla finestra, con relativa spassosa sfilata di cani e rassomiglianti proprietari, la scelta cade sulla dalmata Peggy e sul grazioso alter ego umano, Anita.

Tutto fila liscio fino alla nascita dei 15 cuccioli di Pongo e Peggy, ambitissimi dall’inquietante e malvagia Crudelia De Mon, amica ed ex compagna di scuola di Anita, appassionata di pellicce. L’empia ingaggia, infatti, i criminali Gaspare e Orazio per il rapimento dei cuccioli. L’obiettivo? Farne, insieme a tanti altri cagnolini (in tutto, appunto, 99) giacche a pois. A sventare l’orrido proposito saranno tutti i cani di Londra e dintorni, fino all’aperta campagna.

Il successo ha portato a vari sequel e altre versioni: dalla serie tv di oltre 60 episodi andati in onda fra il 1997 e il 1998, al live action del 1996 con Glenn Close nei panni di Crudelia, con tanto di seguito datato 2000. Tornando all’animazione, risale, invece, al 2003 lo spin-off La carica dei 101 II – Macchia, un eroe a Londra.

E ora, sempre in ambito spin-off, è in dirittura d’arrivo Cruella, diretto dall’australiano Craig Gillespie, in uscita il 28 maggio. Sarà il premio Oscar, Emma Stone, a impersonare la giovane Crudelia. Un villain al femminile indimenticabile, esaltato già dalla canzone del film del 1961: «Crudelia De Mon, Crudelia De Mon, Farebbe paura persino a un leon, Al sol vederla muori d’apprension. Crudelia, Crudelia De Mon». —

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