Sicurezza
L’America di Trump e Biden “on the road” con Pancheri
Alessandro Cecioni
Come è stato possibile che dopo soli quattro anni Donald Trump abbia delapidato il consenso travolgente che lo aveva portato alla Casa Bianca? Quali sono stati i suoi errori? Quanto ha influito il coronavirus? Quanto Black Lives Matter? E da dove viene la rabbia che ha portato all’assalto a Capitol Hill? A queste domande e a molte altre risponde un bel libro uscito in questi giorni, “Rinascita americana. La nazione di Donald Trump e la sfida di Joe Biden” (Sem editore, 256 pagine, 18 euro). Lo ha scritto Giovanna Pancheri, la corrispondente di Sky dagli Stati Uniti.
È un’inchiesta vecchio stile, chilometri in auto, treno, aereo, attraverso gli Usa. Molte storie, molte persone ascoltate, dati, racconti, analisi. Si legge come un romanzo, ma è un saggio, perfetto per comprendere gli Usa, una cosa che per noi europei è sempre difficile. Dell’America abbiamo un’idea preconfezionata, il cinema dei buoni contro i cattivi, delle opportunità, del riscatto sempre possibile. Giovanna Pancheri ci porta a conoscere cosa c’è dietro la facciata, le contraddizioni feroci di un paese dove puoi avere più opportunità che altrove e la meritocrazia è premiata, ma anche dove se non hai un lavoro diventi invisibile, un nessuno a cui non si rivolge nemmeno la parola.
«L’idea di scrivere il libro mi è venuta il 20 gennaio 2017, il giorno dell’insediamento di Trump – dice Giovanna Pancheri da New York – perché durante il suo primo discorso da presidente è stato chiaro che niente sarebbe stato più come prima». Perché, come chiarisce il prologo, Trump parlava con «parole di ferro e furia. Ci si sentiva testimoni di una rivoluzione. Restava da capire se fosse una rinascita o l’avvio di una decadenza».
Si può fare il giornalista in tanti modi, stando seduti a una scrivania e cercando notizie al computer, o camminando, incontrando la gente, vedendo quello che accade, respirando l’odore delle notizie. «Io ho avuto la fortuna di avere un editore, Sky, che mi ha sempre supportato – racconta Giovanna Pancheri – un direttore che ha accolto le mie proposte e che mi ha permesso appena arrivata a New York, nel settembre del 2016, di mettermi a seguire Trump nella sua corsa verso la Casa Bianca e dopo quella di Biden. Così come sono stata fortunata a trovare la Sem che ha voluto a tutti i costi questo libro».
Un viaggio attraverso l’America per ascoltare e verificare cosa avevano prodotto i quattro anni di Trump, gli effetti che avevano avuto sulla gente comune certe scelte. Così niente spiega meglio la ricaduta della guerra commerciale con la Cina, uno dei punti di forza della politica America First, Prima l’America, cavallo di battaglia di Trump, delle parole di Brent Renner, agricoltore di Klemme, nell’Iowa, produttore di soia. Gli Usa sono fra i primi esportatori del mondo, verso dove? La Cina naturalmente ma Trump ha messo in pericolo un giro d’affari da 14 miliardi di dollari favorendo indirettamente altri competitor. «I miei clienti cinesi – racconta Brent a Giovanna – hanno semplicemente guardato un po’ più a sud e sono andati in Brasile dove gli agricoltori si sono arricchiti sulle nostre ceneri». Brent aveva votato Trump nel 2016, ma non lo ha fatto nel 2020. Spiegato in un colpo solo come economia e politica vadano di pari passo.
Il libro è una miniera di storie che ci fanno capire come funziona davvero l’America, cosa sia l’Obamacare, perché Biden nel confronto con Sanders se la prese con la sanità pubblica italiana sul coronavirus. Come il Covid, nonostante le cure antivirus siano gratis per tutti, abbia ucciso molti più afroamericani e molti più poveri che bianchi benestanti. E soprattutto spiega perché gli Usa siano il paese più colpito e quello dove ci sono state più vittime. Giovanna Pancheri svela che anche lei lo ha preso, a New York, in una città dove tutti guardavano agli italiani con compassione, ma non facevano niente per proteggersi perché il loro presidente aveva detto che era poco più di una banale influenza. Quando, guarita, è tornata negli Usa e ha trovato una città bloccata, vuota, è stato il tassista a spiegare in modo semplice cosa era accaduto: «Non ci eravamo accorti che l’Italia era il trailer di un film di cui saremmo stati presto protagonisti». Un altro testimone di un racconto imperdibile. —
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