Nannini replica ancora alla polizia: «Travisato il senso della mia clip»
ROMA. «Sono meravigliata che un video uscito un mese e mezzo fa abbia creato questo putiferio». Così Gianna Nannini torna a cercare di spegnere le polemiche, intervenendo a “Domenica In”, a proposito del video del suo brano “L’aria sta finendo”, attaccato dalla polizia a causa di alcune scene nelle quali degli agenti, in versione cartone animato, hanno le sembianze di maiali e picchiano delle persone.
«Nessuno – aggiunge Gianna – aveva intenzione di offendere le forze dell’ordine e la divisa che rappresentano. È un video che condanna la violenza e gli abusi di potere. E l’allegoria del maiale esiste già, fa parte del ‘900. Il video parla d’amore, vuole combattere gli abusi di potere, l’inquinamento. Mi sono sempre schierata contro le prevaricazioni. Ma questo amore ce lo ammazzano, bisogna saperle queste cose». La rocker, poi, torna a precisare: «Ho amici che fanno questo lavoro e rischiano tutti i giorni. Non ho fatto niente nell’intenzionalità, mi dispiace veramente che sia stato travisato. Ma consiglio di vedere il video interamente e di non giudicarlo solo da alcuni frame».
Sul caso del video è intervenuto sui social anche Luca Lumaca, che ha scritto e diretto il video: «Il video da me creato – spiega Lamara – non istiga la violenza ma semmai la condanna. Come condanna lo spreco delle risorse naturali e l’inquinamento o la mercificazione del corpo femminile o l’ingerenza dei mass media nell’opinione pubblica o semplicemente la guerra. Andrebbe visto per intero e non giudicato da un fotogramma. Non c’era nessuna intenzione – aggiunge il regista – di offendere le forze dell’ordine, ma solo di raffigurare l’abuso di potere in un elenco di orrori contemporanei della nostra società. Atti brutali e feroci verso persone inermi che semplicemente tutti dovrebbero criticare. L’allegoria del poliziotto con la faccia da maiale – conclude – non è certamente inedita e riprende alcuni classici della cultura del Novecento, da “La fattoria degli animali” di Orwell al commissario Winchester dei Simpson, passando per i testi beat degli anni 60, non credevo che creasse ancora scalpore. Oltretutto perché è simbolo non tanto delle forze dell’ordine ma del potere politico repressivo in sé».
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