Il Tirreno

«I contemporanei mi deludono così rileggo Zweig e Proust ma nella mia vita c’è Flaiano»

Francesca Lenzi
Enrico Vanzina
◗
Enrico Vanzina

4 MINUTI DI LETTURA





Nasce a Roma nel 1949. Suo padre è Steno, giornalista, sceneggiatore e regista e, fin dai primi passi, anche lui respira l’aria del cinema. Di quel cinema che non torna più, fatto di grandi nomi, di attori famosissimi e di autori ancor più grandi, come Ennio Flaiano, uno che pensava che scrivere servisse a sconfiggere la morte. Enrico Vanzina è anche lui giornalista e sceneggiatore. Ha firmato circa cento film, molti diretti dal fratello Carlo, scomparso nel luglio del 2018. Lo scorso ottobre è uscito il suo primo film da regista, “Lockdown all’italiana”. Enrico Vanzina ha pure scritto per il teatro ed è autore di diversi libri, fra i quali “La sera a Roma” (Mondadori) e “Mio fratello Carlo” (HarperCollins). A lui abbiamo chiesto di parlarci dei libri che, in un modo o nell’altro, gli sono rimasti attaccati addosso in quella maniera che solo la pagina scritta può fare.

IL MONDO DI IERI

«Le dico subito qual è l’ultimo libro che ho letto – dice Vanzina – In realtà l’avevo già letto, tantissimi anni fa. Me lo aveva consigliato Roberto Gervaso e mi era piaciuto tanto. In questi giorni ripensavo proprio a lui, scomparso da poco, e ho ripreso quel libro che mi ha entusiasmato di nuovo. È “Il mondo di ieri di Stefan Zweig”. Un libro straordinario che, in fondo, racconta la nascita del vero Novecento. Un libro importante, scritto in maniera lucida, formidabile. In realtà da un po’ recupero cose già lette. Sono, deluso dalla letteratura contemporanea, per cui, non avendo più tanto tempo davanti a me, cerco di rileggere quel che mi piace e, magari, capirlo meglio».

IL GIOVANE HOLDEN

«Non appartengo a quella generazione – spiega Enrico Vanzina – Ho iniziato a leggere sul serio solo negli anni Sessanta. Il romanzo di Salinger, però, mi ha affascinato molto. Quel bellissimo libro era così enigmatico, parlava di quel senso di confusione che c’è nell’adolescenza, e aveva un modo divertente di fare dialoghi, un modo che rompeva gli schemi della letteratura di allora. Forse, rileggendolo adesso ne sarei deluso, ma al tempo mi piacque moltissimo e mi spinse a dire: Forse un giorno farò anch’io lo scrittore».

SULLA STRADA

«Qualche anno dopo – va avanti lo sceneggiatore – rimasi folgorato da “Sulla strada” di Jack Kerouac. Avvertivo anch’io quella Beat generation. Pur stando a Roma, mi sentivo pure io un po’ americano. Quando mi laureai, mio padre mi chiese cosa volessi per regalo. Fui pronto a rispondere: “Voglio fare da solo, in macchina, il viaggio di Kerouac”. A 21 anni e mezzo, andai così negli Stati Uniti, affittai un’automobile e mi feci il viaggio coast to coast. Una roba fantastica».

LA RECHERCHE

«Da ragazzo ho fatto studi francesi – ricorda Vanzina – Frequentai il liceo Chateaubriand di Roma e poi andai due anni alla Sorbona. “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust mi ha letteralmente cambiato la vita. Mi iscrissi anche alla Société des Amis de Marcel Proust. Facevo visite guidate a Illiers con professoroni tedeschi e americani. E io, come un babbeo, camminavo su e giù per i viottoli e le case di campagna francesi, annusando Proust. Ho fatto cinema popolare, ma parlo sempre di lui e mi prendono in giro. Ho una specie di ossessione. Proust è una vertigine totale, una sorta di mantra, complicatissimo, ma è il massimo della letteratura classica».

MARQUEZ E FLAIANO

«I libri della vita non sono legati soltanto al giudizio, ma anche ai momenti – sostiene Vanzina – Ho conosciuto mia moglie mentre leggevo “Cent’anni di solitudine”. È un libro diverso, un altro tipo di letteratura. Penso che, da un certo momento in poi, l’occidente abbia iniziato a fare letteratura sulla letteratura. Marquez, invece, e Cortázar, Soriano, e tutti i grandi scrittori sudamericani, hanno riportato il racconto, la fantasia, la frontiera, insomma, una ventata formidabile. Se poi vogliamo aggiungere il vero genio della letteratura, che non ha mai scritto un romanzo, ma ha fatto meta-letteratura, c’è Borges. Infine, e l’ho conosciuto, idolo assoluto della letteratura italiana, è Ennio Flaiano. Non lo metto fra i libri della vita solo perché metto lui nella mia vita».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web