Gioco
Gli antieroi sciagurati e malfattori del “livornese” Tobias Smollett
Ad Antignano scrisse il suo capolavoro “La spedizione di Humphry Clinker” e qui morì nel 1771
Uno degli scrittori più importanti della letteratura inglese decise di venire ad abitare a Livorno. Nella Villa Gamba di Antignano, dove scrisse romanzi che sono considerati dei classici e dove morì, per essere poi sepolto nel Cimitero degli Inglesi di via Verdi, nel quale ancora riposa. Il suo nome, dimenticato da noi (ma non dalle scuole e dai lettori d’Oltremanica) è Tobias Smollett e il 2021 è l’occasione buona per ricordarlo, visto il doppio anniversario che lo riguarda: i 300 anni dalla nascita e i 250 dalla morte. Nato nel 1721 e morto nel 1771, Smollett veniva considerato un genio da Voltaire, fu giudicato «il miglior romanziere scozzese» da George Orwell e influenzò Charles Dickens e Robert Louis Stevenson, che lo citarono in “David Copperfield” e “L’isola del tesoro”.
Narratore fluviale di avventure trascinanti, ebbe lui stesso una vita avventurosa: laureato in medicina, fece il chirurgo a bordo delle navi, fu giornalista, scrisse poesie, opere teatrali, racconti e romanzi, tradusse in inglese il Don Chisciotte e viaggiò per tutto il mondo come i suoi irrequieti personaggi. Che non sono mai buoni e coraggiosi, ma al contrario fior di mascalzoni, delinquenti e ingannatori, brutali ed egoisti: Roderick Random, così alter ego dell’autore da essere medico di bordo, Peregrine Pickle, un cialtrone truce che si finge indovino e seduce le ragazze narcotizzandole, oppure Ferdinand Fathom, anima nera campione di malvagità e tradimenti. Poco importa che Smollett prenda le distanze dai suoi torvi protagonisti spiegando nelle prefazioni di voler ritrarre personalità disgustose in modo che i lettori possano evitare di imitarli. Ancor meno convince che, nel finale, questi cattivoni siano rimessi sulla retta via.
La vivacità scoppiettante della narrazione dimostra quanto Smollett si diverta a snocciolare una dietro l’altra le turpi malefatte dei suoi sciagurati antieroi, raccontate con una scrittura così fresca e gustosa da farci sospettare che la morale delle sue storie sia il trionfo del vizio. Eppure proprio nella sconcertante ambiguità con cui contenuti crudissimi sono serviti in una confezione colorata e la rocambolesca freschezza narrativa esalta gesta putride, proprio in questo si sprigiona il fascino originale della scrittura di Smollett. Per il suo spirito corrosivo l’illustre collega Laurence Sterne lo soprannominò Smellfungus, cioè fungo velenoso. Per il suo gusto del grottesco il critico Mario Praz lo paragonò a Hogarth, il più grande pittore satirico inglese. Così anche i romanzi di Smollett, picareschi e affastellati, talvolta deboli nell’impianto generale e spesso sfilacciati, hanno il loro punto di forza nei dettagli che rievocano i colori e gli odori della vita su una nave o nei vicoli della città, che schizzano con pochi tratti le psicologie di personaggi bizzarri. Se poi leggiamo i suoi diari di viaggio in Francia e in Italia, nei quali l’avventura picaresca è quella reale dello stesso Tobias Smollett che scrive in prima persona, emerge più il bisturi del chirurgo capace di dissezionare con graffiante ironia i difetti e le delusioni del Grand Tour che l’anima dell’intellettuale pronto a sdilinquirsi per la bellezza dell’arte.
Ma fu proprio a Livorno, dove si era ritirato per curare disturbi polmonari, che scrisse il suo capolavoro “La spedizione di Humphry Clinker”, un romanzo epistolare a più voci dove ogni personaggio fornisce la sua versione del medesimo fatto, quasi anticipando Pirandello e Queneau. Nessuna targa lo ricorda: né a Villa Gamba dove ha vissuto né al cimitero dove è sepolto.
Libri di Tobias Smollett
Reperibili in italiano: Le avventure di Roderick Random (Castelvecchi), La spedizione di Humphry Clinker (Einaudi), Viaggio attraverso l’Italia (Nutrimenti), Storia e avventure di un atomo (Pensa).
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