Il Tirreno

negli anni ‘50 

Le vacanze e il lavoro nel villino in Versilia

G.R.

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Prima di Firenze, del Forte Belvedere e della stamperia d’arte Il Bisonte. Prima di Prato e della “Grande forma squadrata con taglio” che troneggia al centro di piazza San Marco. La Toscana di Henry Moore nasce in Versilia, fra il mare e le Apuane, sul finire degli anni Cinquanta. Quando l’artista si reca per la prima volta a Querceta, frazione di Forte dei Marmi. Motivo del viaggio è la produzione di una scultura commissionatagli dall’Unesco nel 1957 per la sede centrale di Parigi (capolavoro di Pier Luigi Nervi) che sarà inaugurata l’anno dopo. È un periodo in cui Moore si dedica prevalentemente alle opere in bronzo ma per la nuova creazione sceglie il travertino, la stessa pietra usata nelle decorazioni dell’edificio. Insieme agli artigiani delle cave carraresi lavora per scolpire una monumentale “Figura distesa”. Quella frequentazione versiliese, che dalla sabbia si inerpica su fino al marmo del Monte Altissimo («un luogo affascinante ed eccitante, le cave dove Michelangelo trascorse due anni del sua vita», amava dire) lo convincono ad acquistare nel 1965 un villino a Vittoria Apuana con il desiderio di passarci l’estate insieme alla moglie Irina e alla figlia Mary. E così sarà per diversi anni. Un soggiorno intimo e disteso di cui in mostra fanno fede alcune foto, “vacanze toscane” trascorse in famiglia e sui luoghi di lavoro, circondato da amici e intellettuali, fra cui Eugenio Montale, compagno di molte “occasioni”, in una normalità quotidiana in cui, come ricorderà lui stesso, «non succedeva nulla eppure succedeva tutto».G.R.

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di Redazione web