Sicurezza
Henry Moore torna nell’amata Firenze con l’energia vitale di sculture e disegni
Da domani fino al 18 luglio esposti al Museo Novecento una settantina di lavori del grande artista britannico
Gabriele Rizza
FIRENZE. La cosa da cui non si può prescindere ogniqualvolta si accosta il nome di Henry Moore a Firenze è la mostra che nel 1972 aprì gli spalti del Forte di Belvedere alle sue sculture.
Nell’agosto del 1967 Moore visita Firenze segnata dai danni dell’alluvione. L’impressione della città ferita, le cicatrici ancora vive, per lui che l’aveva visitata la prima volta nel 1925 durante il viaggio di studio realizzato grazie ad una borsa di studio messa a disposizione dalla Royal College of Art, sulle tracce di Giotto, Donatello, Masaccio, Michelangelo, fu particolarmente dolorosa. Decisivo sarà l’incontro con Maria Luisa Guaita, imprenditrice d’arte che nel 1959 aveva fondato nel quartiere San Niccolò, fra i più travolti dalla furia delle acque, i laboratorio di grafica del Bisonte. Matura in quell’estate, durante un pranzo entrato nelle leggenda allaa Casermetta del Forte Belvedere, l’idea del progetto che cinque anni dopo avrebbe visto la luce tra i bastioni dell’antica Fortezza di San Giorgio: la più imponente e celebre antologica dedicata all’opera di Henry Moore, ma anche uno spartiacque nella storia culturale e sociale della città, che rompe finalmente il tabù dell’arte moderna e contemporanea. Nelle cronache di allora, e nelle emozioni dei 400mila visitatori giunti da ogni parte, resteranno impresse le forme primordiali delle sculture di Moore a confronto con i capolavori architettonici del Medioevo e del Rinascimento che dominano lo skyline della città, in una sorta di dialogo affascinante fra le avanguardie del presente e quelle del passato.
Ora, quasi cinquant’anni dopo, l’artista britannico torna a Firenze, protagonista della mostra che si apre oggi nelle sale del Museo Novecento, a cura di Sergio Risaliti e Sebastiano Barassi, in collaborazione con la Henry Moore Foundation, che sino al 18 luglio presenta una settantina di disegni assieme a grafiche e piccole sculture. «Essere giunti dopo due anni di impegnativa ricerca a creare una collaborazione scientifica con la Henry Moore Foundation per riportare a Firenze le opere del maestro – sottolinea Risaliti – è motivo di vanto e di immensa soddisfazione. La presenza in questo momento storico delle opere di Moore a Firenze è anche un richiamo alla forza dell’arte nelle massime difficoltà umane e sociali. Moore è stato un faro artistico nei giorni più bui della storia europea e le sue opere ne sono una testimonianza».
I disegni di Moore sono una accecante rivelazione della natura e delle sue forme. Un’energia primitiva le attraversa. Le anima e le tiene in vita. Forme naturali (rocce, ciottoli, sassi, radici, alberi, tronchi, ossi, conchiglie) e animali, un gioco di forze e di slittamenti sotterranei, mossi da inquiete vibrazioni, visioni poco pacificanti (anche se non mancano oasi idilliache), in equilibrio distopico tra il creatore e la materia, esemplificato anche dai disegni che ritraggono le mani dell’artista. Traendo spunto da una rilettura di alcuni temi centrali nella produzione di Moore, l’esposizione intende quindi proporsi come un approfondimento sul valore del disegno nella pratica e sulla relazione dell’artista con la scultura.
Dirà Moore: «Lo scopo principale dei miei disegni è di aiutarmi a scolpire. Il disegno è infatti un mezzo per generare idee per la scultura, per estrarre da sé l’idea iniziale, per organizzare le idee e per provare a svilupparle. Mi servo del disegno anche come metodo di studio e osservazione della natura ma mi accade anche, a volte, di disegnare per il puro piacere di farlo». —
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