Sicurezza
Fra inediti e recuperi la voce di Giuni Russo dà ancora emozioni
“Aliena” con brani della cantautrice scomparsa nel 2004 Un album vitale curato da Maria Antonietta Sisini
il disco
Luca Trambusti
Dalla sua scomparsa, avvenuta nel settembre 2004, la discografia di Giuni Russo si è costantemente arricchita di parecchi album, molti dei quali, insieme al materiale di repertorio, hanno presentato degli inediti. Anche questa nuova produzione, dal titolo “Aliena – Giuni dopo Giuni” – ora disponibile, prosegue su questo solco: tra i 10 brani contenuti, che nella versione Cd diventano undici per una ghost track, quattro sono completamente inediti e riarrangiati mentre i restanti sono tutti rimasterizzati nel 2020, espressamente per questa uscita discografica.
Le canzoni arrivano tutte dalla produzione degli anni 2000, e alcuni sono degli inediti postumi pubblicati su altri dischi precedentemente usciti. Alla regia di questa nuova opera di recupero e divulgazione delle composizioni dell’artista siciliana, c’è ancora Maria Antonietta Sisini, musicista, da sempre collaboratrice, co-autrice, produttrice di Giuni e a lei sentimentalmente legata. Il suo lavoro è costante nel tempo e anche rispettoso dell’arte della cantautrice, proponendo materiale inedito di qualità. Sono dunque cinque i brani mai precedentemente pubblicati. Si parte con l’iniziale “Gli uomini di Hammamet”, una canzone avvolgente dall’ipnotico sapore magrebino. L’altro inedito è una delicata ballata sull’amore intitolata “La forma dell’amore”. Questi due brani sono stati “assemblati” partendo da delle demo, quindi creati con nuovi arrangiamenti e parti musicali a cui però si sono sovrapposte piste vocali già esistenti. Inoltre “La forma dell’amore” la ritroviamo nella sua originaria versione demo come ghost track nel Cd di questo disco (esclusa invece dalla pubblicazione in vinile). Concludono la lista degli inediti: “Songs of Naples (O sentiero d’o mare)” e “Pekino”. Il primo vede Giuni cimentarsi, solo chitarra e voce, con una sua composizione nel perfetto stile della canzone napoletana. Chiude il disco “Pekino”, un brano estratto dall’antica “Opera di Pechino”. Quest’ultima traccia rappresenta l’anima più “sperimentale” di Giuni Russo, quella che gioca con le sue enormi e indiscutibili doti vocali, un affascinante esercizio di stile che conferma tutto ciò che si è sempre detto sulla vocalità della siciliana.
In generale, anche oltre gli inediti, questo “Aliena – Giuni dopo Giuni” è un ennesimo tributo alla voce (che a volte verrebbe da pensare aliena) della cantautrice, alla sua estensione vocale, al servizio di canzoni di grande respiro. Curati arrangiamenti, con sfumature elettroniche, arricchiscono il repertorio, creando ampie e delicate atmosfere come in “La sua voce (come sei bella)” e “Tu che ne sai” o suggestioni ritmiche come in “Sharazad” e “Cercati in me”, quest’ultima con richiami “gregoriani”, o “leggerezza pop” in “Para siempre”. La nuova “patina” sonora, frutto del lavoro di remastering, contribuisce poi a dare maggior freschezza e attualità ai brani, alcuni dei quali ormai prossimi ai 20 anni. “Aliena – Giuni dopo Giuni” è un disco piacevole all’ascolto, fresco e vitale, con l’irresolutezza di sapere cosa avrebbe potuto fare Giuni se il destino non l’avesse portata via così presto. —
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