Il Tirreno

il ricordo

Solange era una persona vera e sensibile

Dario Ballantini
Solange era una persona vera e sensibile

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Solange, all’anagrafe Paolo Bucinelli, se n’è andato giovedì, da solo e forse anche un po’ dimenticato. L’opinionista trash, artista e attore, trasgressione e provocatorio personaggio tv è stato trovato senza vita, nel soggiorno del suo bilocale a Collesalvetti, dopo che nessuno l’aveva sentito per un paio di giorni. Aveva 68 anni. Dario Ballantini, showman ma anche sensibile pittore e artista livornese, ricorda così l’amico.

Per tutti quelli che non hanno capito Solange e i tanti altri (tra i quali mi onoro di essere)che invece lo hanno compreso, ci tengo a fissare con queste righe un giusto e commosso ricordo. Sono felice di essere riuscito, alcuni anni fa, a riagganciare il rapporto di amicizia con lui. Ci eravamo più o meno persi dopo il nostro inizio comune, diventato poi oggetto di rievocazioni e risate durate fino a pochi giorni fa.

Era il lontano 1983, era Livorno, era la nostra città, era il teatro La Gran Guardia, era il nostro impresario cittadino, Fabio Moschini, con l’intento e l’intuito di cercare di mettere su uno spettacolo di arte varia intitolato “Solange-story, i fiori sbocciano anche in provincia” ed insieme ad altri c’eravamo anche io e Stefano Ceselli, il duo “ Le cornacchie “ reduci, come si usava dire, dai successi di Canale 5 e da Radio Flash. Sembrava che Solange potesse diventare un nuovo Renato Zero, con un paio di strambe canzoni e col suo modo unico ed incredibile di formulare poesie al volo se gli suggerivi una sola parola.

Fino a quattro giorni fa abbiamo riso a crepapelle al telefono di quel flop assoluto perché voleva che gli imitassi quell’impresario e la frase che diceva di lui: «Questo Solange è uno stravagante!». E stravagante lo era davvero, in tempi non sospetti però, in tempi in cui era reduce dalla sua guerra contro tutti coloro che lo avevano attaccato, sbeffeggiato, oltraggiato verbalmente proprio per la sua diversità. Oggi imperano anche in tv gli stravaganti studiati, preparati da un mondo giustamente cambiato, che non hanno alcun retroterra di sofferenza e solitudine che da sola, se unita ad una sensibilità ed acutezza nel capire il prossimo – che in vita ho riscontrato solo in lui – suonano spesso come monete false.

Ultimamente si sentiva un po’ solo. Perché dopo aver perso la mamma mi spiegava – dopo aver sollevato moralmente al telefono la mia di mamma – che era diventata un po’ dura da sopportare. «Ma io sono un telefonomane! Sentiamoci! Ti chiamo ,chiamami quando vuoi sai che io parlo tanto». E da quel riaggancio avvenuto pochi anni fa (un capodanno alla Capannina) non abbiamo praticamente mai smesso di sentirci. A volte anche tutte le settimane.

A chiunque pensi che si sia millantato come santone che predice il futuro, posso spiegare finché vorrà, che non asseriva di vedere il futuro, ma posso altrettanto assicurare con prove vere, reali, di vita e di esperienze comuni, che nessuno come lui, almeno di quelli che ho conosciuto, sapeva capire qual’era la tua storia . Quali problemi avevi avuto e che presente preparatorio del futuro stavi vivendo! Senza alcuna indicazione. E non lo faceva certo per soldi. L’ho visto e sentito elargire parole di conforto, di sostegno, di complimenti e di quella che oggi viene tanto sbandierata come positività, a chiunque, gratuitamente. Con la sensibilità dei sensibili, quelli veri, quelli semplici, quasi di un mondo contadino, dal quale non si vergognava di provenire.

Non mancavano certo anche l’acume e il senso critico verso tutto il mondo dello spettacolo. Non perché lui si sentisse un artista, non mettendosi sopra ad altri! Conoscendo benissimo i suoi limiti in quel settore ma con grande spirito di osservazione e pertinenza di qualità pari ai critici più blasonati. Nonostante la sua stravaganza era molto educato e collocato in televisione adesso, tardivamente, come ha dimostrato nell’ultimo intervento di domenica mattina a “Uno mattina”, non avrebbe mai potuto sfigurare. Perché aveva il senso della misura, del decoro, del rispetto dell’importanza di trovarsi davanti a una platea immensa come quella della televisione. Una platea che necessita un filtro morale anche per chi non adora i moralismi, e di un po’ di ottimismo da infondere.

Abbiamo perso una persona profonda, debole e forte nello stesso tempo, che non si è mai presa sul serio, smontando passo per passo ogni sua “sparata”, senza timore. Sono felice che sia venuto a vedere il mio spettacolo su Petrolini a Certaldo. A pochi giorni dal premio Petrolini che avrei ricevuto e che lui – tanto per regalare un aneddoto agli scettici – mi aveva appena predetto. Sono felice di averlo fatto parlare con mia madre, con i miei figli e con la mia compagna che, stranamente, aveva frequentato proprio negli anni in cui io e lui ci eravamo persi.

La sua risata mista a commozione, e le sue lodi che mi hanno letto nel profondo, le testimonio e non le scorderò. Sono certo che Francesca, la sua amica che lo aiutava a far funzionare i social dei quali pure rideva a crepapelle, racconterà come me a tutti questa verità.

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