Italia
«Un occhio all’America e l’amore per la radio: un professionista unico»
Radio Quattro e il “Dj Full Time” di Riccardo Cioni. Un programma nato quasi per caso, ma che poi ha scritto la storia della radiofonia, non solo toscana. Un’ora nel tardo pomeriggio che per i ragazzi di allora, che non avevano ancora smartphone e Pc a portata di mano, rappresentava una finestra aperta sull’America, sull’Inghilterra: un mondo lontanissimo che lui, Riccardo Cioni, portò nelle nostre case con la sua voce unica «Se in pochi anni la radio è decollata – ricorda Maurizio Bolognesi, storico partron dell’emittente – il merito è gran parte suo. Una volta Raffaella Carrà lo intervistò su Rai 1 nel programma “Pronto, Raffaella?”, all’epoca era l’unico dj che riusciva a farsi pagare due milioni e mezzo di lire a sera, e la Carrà non ci credeva». Riccardo Cioni e Giorgio Giordano non erano soltanto colleghi. Erano amici che condividevano le stesse passioni.
«Ma direi che eravamo molto più che amici. Eravamo come due fratelli», racconta Giorgio Giordano con la voce rotta dall’emozione. Entrambi nati nella prima metà degli anni Cinquanta – Giordano nel 1952, Cioni nel 1954 – si erano “annusati” e subito piaciuti quando all’inizio degli anni Ottanta si erano ritrovati a mettere dischi nei locali della Versilia. «Lui abitava a Stagno, alla periferia nord di Livorno – ricorda Giordano – ma bazzicava spesso dalle nostre parti. Lavoravamo entrambi nei locali che all’epoca spuntavano come funghi in Versilia. E lì abbiamo imparato a conoscerci. E a volerci bene. Entrambi vivevamo per la musica e questo ovviamente ci accomunava. Ma fra noi due c’era un feeling speciale che andava anche oltre».
Giorgio Giordano, poi, in quegli anni non lavorava soltanto come dj. Nel sottoscala di un condominio sul lungomare di Lido di Camaiore aveva aperto la Happy Records, una ditta che importava dischi dall’Inghilterra. «Di frequente andavo a Londra per scoprire i nuovi gruppi musicali del momento. E acquistavo i loro dischi che poi portavo in Italia. Riccardo veniva spessissimo a trovarmi e faceva incetta di quei 45 o 33 giri che in quel momento erano autentiche primizie per l’Italia.
Era un profondo conoscitore della musica inglese e americana. Amava il funky, adorava gli Heart Wind & Fire, i Cool and the Gang e tutta una serie di gruppi che stavano facendosi strada anche in Italia».
Tra i messaggi è arrivato anche quello di Linus, uno dei disk jockey più famosi d’Italia che, da ragazzo, seguiva proprio Riccardo Cioni in tutti gli angoli d’Italia e da lui apprese non solo l’arte del mixare, ma quella forse ancora più difficile di stabilire l’empatia con la gente, con il pubblico. Un’arma che Cioni ha sfoderato fino a pochi mesi fa, tra serate in locali, sagre e feste prima che la pandemia bloccasse la musica. —
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