Toscana
Il cinema d’autore in tv: la notte di Rai3 rende omaggio a Bergman e Tarkovskij
In onda dalle 1,15 “il settimo sigillo” e “il sacrificio”
C’è chi per raccontare un’apocalisse sceglie di mostrare esplosioni, fiamme, violenza e orrore, cucendo insieme un miscuglio di paura e tensione. È il modo più semplice, secondo il registro del cinema contemporaneo. C’è poi chi, per rappresentare la fine del mondo, si affida a una chiave distante dalla catastrofe visiva, e consegna a un allestimento scenico spirituale il dramma della morte e il senso della vita.
Appartengono a questa seconda schiera Ingmar Bergman e Andrej Tarkovskij, uniti nella notte fra oggi e domani su Rai3, attraverso la messa in onda (a partire dalle 1,15) de Il settimo sigillo e Il sacrificio. Il primo è del 1957 (presentato al Festival di Cannes, vinse il Premio speciale della giuria). Diretto da Bergman e ispirato a un testo teatrale scritto dallo stesso cineasta svedese, Il settimo sigillo è ambientato nel Nord Europa medievale, flagellato dalla peste e figlio delle Crociate. Il cavaliere Antonius Block sta tornando a casa con il miscredente scudiero Jöns, quando gli si para davanti la Morte, pronta a portarselo via. L’uomo ottiene una proroga sfidandola in una partita a scacchi che durerà per tutto il film, scandendo incontri e personaggi, e cambiando prospettiva allo stesso cavaliere che, dopo aver vissuto fra vizi ed eccessi, decide di concludere la propria esistenza compiendo un’azione utile.
Sacrificio (Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes) è un’opera del 1986, testamento di Tarkovskij, ambientato su una sperduta isola della Svezia. Un uomo e un bambino piantano un albero rinsecchito nel terreno. Secondo una leggenda, il tronco, se curato ogni giorno, rifiorirà. L’uomo è Alexander, un intellettuale che vive in una splendida villa insieme al figlioletto e alla moglie. Il giorno del compleanno di Alexander arrivano altri personaggi per festeggiare la ricorrenza, interrotta drammaticamente da un’imminente guerra nucleare. L’uomo, per salvare la famiglia e l’intera umanità, prega e offre a Dio se stesso, sacrificando così le proprie ricchezze, e perdendo ogni cosa, figlio compreso.
Il filo che lega Il settimo sigillo a Il sacrificio percorre un viaggio interiore e spirituale che affronta con dolorosa ostinazione il mistero della fede, l’esistenza – o meno – di Dio, il suo assordante silenzio. Antonius Block cerca la verità per non arrendersi a un vuoto senza fine. Alexander accetta di perdere tutto pur di riuscire a intercettare la volontà divina. Entrambi s’interrogano su una fede che unisce sacro e profano, religiosità e superstizione, nel più grande dei dilemmi: cosa c’è dopo la morte? E lo fanno in altrettanti piani scenici ispirati all’arte. Nel Settimo Sigillo a vedere oltre e a salvarsi è l’artista Jof, allegoria della speranza, emblema della famiglia come continuazione della vita o illusione della stessa. Sacrificio inizia dall’Adorazione dei Magi di Leonardo e prosegue con raffigurazioni sacre bidimensionali che rimandano alle quinte pittoriche de Il settimo Sigillo. Tutt’e due portano la stessa firma nella fotografia, affidata a Sven Nykvist. Bergman e Tarkovskij, come ha fatto più recentemente Lars Von Trier in Melancholia (2011), presentano le domande, ma chiudono senza risposte, offrendo allo spettatore la possibilità di colmare i vuoti, dentro un paesaggio interiore fondato su paura e peccato, ma anche sulla speranza. —
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