Lutto
“Donna Sapiens” la voglia di teatro di Giobbe Covatta finisce in un libro
«L’idea è nata durante la pandemia, insieme a mia moglie. Senza di lei non saprei come muovermi su questo pianeta»
In libreria per Giunti Editore “Donna Sapiens”, il nuovo lbro di Giobbe Covatta e Paola Catella. L’omonimo spettacolo aveva debuttato lo scorso febbraio, poi il blocco e così, in attesa di tornare sul palco, da una costola dello spettacolo è nato questo volume.
Donna Sapiens nasce come spettacolo teatrale, poi ha fatto il salto di specie ed è diventato un libro. In che modo?
«Nasce come spettacolo teatrale perché io nella vita faccio il teatrante – esordisce Giobbe– scrivere per me è un hobby. David Riondino ha detto che questo libro sembra uno spettacolo e di fatto è così. Lo spettacolo ha debuttato a febbraio a Padova e non ha mai replicato, purtroppo, perché poi hanno chiuso i teatri. Allora durante la pandemia insieme a Paola, (Paola Catella moglie di Giobbe e coautrice del testo, nda.) dal momento che non siamo più giovani e abbiamo i nostri acciacchi e non avevano un modo migliore di passare il tempo, abbiamo deciso di scrivere il libro.
Scrittura drammaturgica e scrittura letteraria sono due mondi diversi... come si è approcciato alla stesura?
«Scrittura drammaturgica e letteraria sono due mondi diversi, due stesure diverse, lo sforzo che ho sempre fatto nel tradurre lo spettacolo in narrazione evitando di sbobinare semplicemente un testo, in questa circostanza mia moglie è molto più abile di me. E se scrivo una cosa e lei mi dice che è un “cagata” allora sono certo che è divertente perché lei ha il senso dell’umorismo di un lombrico, quindi... in questo scambio ininterrotto di parolacce alla fine succede quello che succede».
Sua coautrice anche in questo libro è una donna sapiens, ce la presenta?
«Ma chi è questa Paola? Io me lo chiedo da anni, è una biondina, piccola con gli occhi chiari, a me sono sempre piaciute così le femmine, anche il mio tecnico me lo diceva sempre a te piacciono piccoline biondine e stronze e difatti... questa donna che mi porto appresso da tanto non è proprio la più Sapiens di tutte però... che vuoi fare, mi è capitata questa, è da tanto tempo che scorrazziamo together, è la madre dei miei figli, questa rompiballe è dal ’77 che sta con me quindi non è facile sapere cosa fa parte della vita professionale e della vita condivisa. E la persona senza la quale non saprei muovermi su questo pianeta, è una bella fetta di me nel bene e nel male, quasi sempre nel male... è una rompicoglioni».
Dopo questo viaggio nella storia ha capito qualcosa di più sulle donne? E su di lei?
«Io non avevo bisogno di questo viaggio per capire qualcosa sulle femmine. Anche dopo questo viaggio ne so esattamente quanto prima, ovvero un c..., cioè, poco, molto poco. Ma, come si dice, ognuno è il risultato della propria storia. Ho percorso il pianeta in molte sue direzioni, latitudini e latitudini, ho letto, amato, ho fatto tante cose e anche questo libro ha aggiunto qualcosa a quello che sono».
In questi mesi è cambiato qualcosa nel suo modo di guardare al teatro e allo spettacolo?
«Il teatro è la mia vita, il mio mestiere, sono un teatrante e ovviamente è un anno che sono fermo, ma questo sarebbe irrilevante se sapessimo quando ricominciare. Non sono sicuro che il teatro nel frattempo sia rimasto lo stesso perché la gente è cambiata; e pure io. Ci siamo approcciati a certi mezzi di comunicazione che non mi sarei mai immaginato di approcciare e se non ci fosse stata mia figlia Olivia sarebbe stato un problema. Il teatro è una forma di comunicazione arcaica e questa pandemia non ha potuto che nuocerle. Abbiamo forse dimenticato le origini degli sceneggiati televisivi di una volta? Erano in diretta, una cosa complicata e difficile. Gli attori recitavano e spesso mentre la regia faceva un primo piano, sotto, le sarte aggiustavano le cose... una cosa pazzesca. Oggi non verrebbe in mente a nessuno di rifarli così, questo per dire che superati certi meccanismi difficilmente si torna indietro».
Pensa che il teatro così come lo conosciamo debba essere ripensato?
«A me piace fare teatro con la gente, mi piace respirare col respiro del pubblico;è quello che dà i tempi, le modalità, le sensazioni, le emozioni del teatro, perché se respiri in controtempo con il pubblico, non ha tempo di ridere o piangere, in base allo spettacolo che fai. Speriamo che il teatro non si estingua come lo sceneggiato televisivo in diretta» . —
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