Italia
I settant’anni di Christian De Sica il figlio di papà che s’è fatto grande
Attore e regista protagonista di tante commedie di successo al cinema, ma le sue tante anime creative si sono espresse anche nella musica, in teatro e tv
ROMA Dieci anni fa, per i suoi sessant’anni, la sua addetta stampa trentennale Paola Comin gli organizzò una “festona” a Roma, al bar del Fico piena di gente e di musica . Le settanta candeline di Christian De Sica ieri sono state spente rigorosamente in famiglia, causa restrizioni anti-Covid ovviamente, ma rispondono anche alla scelta di un profilo basso rispetto a un compleanno a cui De Sica non ha dedicato neanche un post autocelebrativo sul suo profilo Instagram. Che i suoi siano però i settant’anni (e i cinquant’anni di carriera) da incorniciare di un uomo che oltre ad essere, come spiega Comin «un signore d’altri tempi, di rara educazione, simpatia ed eleganza», è un prolifico artista a tutto tondo lo dice la sua lunga e variegata carriera che si intreccia con una storia familiare tutta cinematografica.
Secondogenito di Vittorio De Sica e Maria Mercader, cognato di Carlo Verdone (ha sposato sua sorella Silvia nell’80, Carlo all’inizio diffidava, pensava che il suo amico di scuola non facesse sul serio e ci fu pure uno scontro fisico ormai epocale) Christian da bambino, ha raccontato, sognava di fare l’astronauta o l’architetto. Dopo una parentesi in Venezuela da cameriere e cantante ha cominciato a muovere i primi passi nel cinema nel’ 72, con “Paulina 1880” di Jean Luis Bertuccelli, mentre l’ultimo film, a fine 2020 è “In vacanza su Marte”, ennesimo cinepanettone di Neri Parenti, il primo su piattaforma causa chiusura dei cinema, dove De Sica si è esibito in coppia con Massimo Boldi, a cui si era riunito nel 2018 (con l’eloquente “Amici come prima”) dopo tredici anni di separazione. In mezzo, un mare magnum di prove da attore, regista, cantante, showman doppiatore tra cinema, tv e teatro, fatto di 112 film di cui otto da regista e un filone vincente, quello dei cinepanettoni inaugurato dal cult “Vacanze di Natale” di Vanzina quando ancora il genere non si chiamava così e poi arato e ufficializzato dai vari “Natali in”. Ma il figlio d’arte che, come ha spiegato, ha sperimentato sulla sua pelle «che il figlio dell’attore in Italia non è poi così amato», vanta anche interpretazioni con Pasquale Festa Campanile, Duccio Tessari, e quindi Luca Miniero, Fausto Brizzi, Pupi Avati che l’ha diretto prima in “Bordella” nel ’76 e dieci anni fa in “’Il figlio più piccolò”, ruolo drammatico per il quale è stato insignito del Nastro d’argento, premio che si è aggiunto ai tre David di Donatello.
Tra i ruoli drammatici che gli sono sfuggiti c’è “L’uomo delle stelle” che Tornatore aveva scritto per lui, impegnato però su un altro set (il ruolo andò poi a Castellitto). De Sica vanta anche esperienze internazionali, nella serie “Mozart in the jungle” e nel film di Florian Henckel von Donnersmarck “The tourist’. Memorabili restano anche le sue interpretazioni nei tre film con Verdone, “Borotalco”, “Compagni di scuola” e “Acqua e sapone’, con la scena del balletto in convitto in cui si esibisce in mutande con l’attore-regista-cognato. Da ieri virale sui social. —
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