Sicurezza
Tornerà all’antico splendore la Sala delle carte geografiche
A primavera il via a un intervento di restauro da cinquecentomila euro. I lavori dureranno un anno, i locali saranno comunque parzialmente visitabili
FIRENZE. La Sala delle carte geografiche e del mappamondo, posta al terzo piano quasi al termine del percorso espositivo di Palazzo Vecchio, oltre a essere una delle maggiori attrazioni, rappresenta un unicum sia dal punto di vista artistico che sotto il profilo scientifico.
Perché è qui, su queste 53 tavole dipinte a olio, che si conserva la testimonianza di come fosse il mondo conosciuto nella seconda metà del Cinquecento, al tempo di Cosimo I. Fu infatti quest’ultimo a commissionarne la realizzazione a Giorgio Vasari. L’obiettivo era duplice: fare da stanza principale della Guardaroba e al contempo essere vetrina di tutte le conoscenze dell’epoca in materia geografica e cosmografica. Ora questo ambiente unico al mondo, tornerà all’antico splendore grazie a un intervento di restauro da 500 mila euro sostenuto dalla Fondazione Friends of Florence che prenderà il via in primavera e che prevede il recupero e la valorizzazione degli arredi, degli impianti, delle carte geografiche e dell’enorme mappamondo. A eccezione di alcuni ordinari interventi di manutenzione risalenti agli anni Cinquanta del secolo scorso, è la prima volta che tutto il complesso viene sottoposto a un’operazione di “restyling” così approfondita, che può inoltre contare sulle più moderne tecnologie. «I lavori dureranno un anno e la Sala rimarrà visitabile, anche se parzialmente, durante il cantiere – assicura l’assessore alla cultura di Palazzo Vecchio Tommaso Sacchi – perché non possiamo privare i visitatori di uno degli spazi più preziosi del nostro museo. Il globo che vi troneggia al centro è uno dei più grandi e antichi giunti quasi del tutto intatti fino a noi. In particolare necessitano di un restauro urgente sia il pavimento che gli impianti di illuminazione, ormai inadeguati al percorso museale e alla valorizzazione delle carte geografiche e dei tredici artistici armadi a parete che le contengono e che raffigurano tutto il mondo conosciuto ai tempi di Cosimo I».
I cinquantatré dipinti a olio su tavola, che offrono una dettagliata rappresentazione di terre e mari conosciuti alla metà del Cinquecento, impreziositi da una miriade di iscrizioni dorate, raffinati cartigli, imprese medicee e creature fantastiche, saranno staccati e restaurati nella sala attigua, mentre il mappamondo, troppo grande coi suoi due metri e passa di circonferenza, per cambiare postazione, si muoverà all’interno della sala, a seconda delle esigenze, via via che procederanno i lavori. Il progetto iniziale del Vasari, concepito insieme al cosmografo fra’ Miniato Pitti, prevedeva nel soffitto pitture raffiguranti le costellazioni e lungo le pareti grandi armadi lignei, le cui ante facevano da carte geografiche con immagini della fauna e flora dei rispettivi territori, sormontati da decine di ritratti di uomini illustri, mentre nel mezzo della sala, sarebbero dovuti apparire dall’alto, con mirabolante effetto scenografico, due grandi globi: quello celeste, destinato a restare sospeso in aria, e quello terrestre che invece sarebbe calato fino al pavimento. L’idea di rappresentare in una stanza tutto il mondo conosciuto rifletteva l’interesse di Cosimo per la geografia, le scienze naturali e i commerci, ma anche l’intento di celebrare il duca come dominatore dell’universo.
L’ambizioso progetto restò in parte incompiuto. Delle 53 tavole portate a termine, 27 furono ricavate dalla “Geographia” di Tolomeo risalente al secondo secolo d. C. e le altre, tra cui quelle dell’America, da varie fonti più recenti. Infine, se a Egnazio Danti si deve la realizzazione del grande globo terrestre che, dopo vari passaggi, solo nel secolo scorso ritornò nella sua sede originaria, fu Cristofano dell’Altissimo a dipingere i ritratti che nel 1570 avevano già superato la soglia dei duecento. Furono allora trasferiti nel corridoio della Galleria, dove si vedono ancora oggi.
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