Il Tirreno

Scoprire Firenze attraverso i luoghi cantati dal Sommo poeta

Gabriele Rizza

In uscita “Emergenze dantesche”, un viaggio fra monumenti e piccoli ambienti sconosciuti a molti 

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Gabriele Rizza

FIRENZE. Sulle tracce di Dante a Firenze.

Può essere un utile esercizio, non solo turistico culturale, soprattutto in questo 2021 che incornicia i 700 anni della morte del Sommo Poeta.

L'itinerario non è scontato. Né facilmente individuabile. Anzi presenta molti lati nascosti e zone d'ombra.

A illuminare gli uni e le altre soccorre ora un agile, quanto erudito, contributo redatto da Marco Ferri per le padovane Linea Edizioni (144 pagine, 15 euro) che non a caso reca come titolo “Emergenze dantesche”.

Ovvero salire in superficie e sfatare i cliché. Il viaggio imbastito dall'autore copre 18 capitoli come altrettante tappe, si nutre di certezze e scava nel dubbio, percorre strade e piazze, attraversa chiese e palazzi, fotografa lapidi e monumenti, in una alternanza di legittimi chiaroscuri fra mito e realtà che si intrecciano con cronache ed episodi rivelatori di quanto complesso e irrisolto fosse il rapporto fra il “cives gloriosus” Dante Alighieri e la città che gli dette i natali nel 1265.

«Il fatto è – spiega Ferri – che di lui non è noto alcun documento autografo, per cui possiamo solo fare riferimento a ciò che resta della sua parabola vitale, delle sue opere e delle storie che in qualche modo hanno attraversato i tempi e sono giunti fino a noi, partendo dal Battistero di san Giovanni, dove di sicuro, sostandovi a più riprese, di fronte ai suggestivi mosaici di Coppo di Marcovaldo che lo decoravano, trasse ispirazione per la sua Commedia e per la più truculenta iconografia infernale».

Il respiro dantesco serpeggia nel centro storico di Firenze.

Luoghi famosi, aperti allo sguardo dei passanti (il Museo del Bargello, la Casa di Dante, la Chiesa di San Pier Scheraggio ora inglobata nella fabbrica degli Uffizi, la Basilica di Santa Croce, il Palagio dell'Arte della Lana dove ha sede la Società dantesca), e anche spazi privati, riservati cioè agli studiosi e ai ricercatori.

Fra questi ci sono l'Archivio di Stato custode del cosiddetto “Libro del Chiodo”, sorta di pietra miliare della storia di Firenze che riporta anche il nome di Dante in quanto responsabile di appropriazioni indebite durante il suo periodo di priorato nel 1300, o come le grandi biblioteche (la Nazionale, la Medicea Laurenziana, la Riccardiana, la Marucelliana, le Oblate) che pullulano di testimonianze dantesche, edizioni e versioni della “Commedia” di ieri e di oggi, manoscritte e a stampa.

Ma troviamo anche ambienti “profani”, vedi il ristorante in via del Proconsolo, fra il Duomo e il Bargello, che trovandosi nell'antico Palazzo del'Arte dei Giudici e dei Notai, ospita ritratti presumibilmente trecenteschi di poeti, “fra i quali figura un Dante alquanto insolito e per certi aspetti sorprendente, non ancora trasformato nell'icona aquilina e grifagna che troviamo attestata dal Quattrocento in poi”, come leggiamo nella prefazione di Cristina Acidini.

In chiusura del suo libro, Ferri riporta l'eco di una disputa fra papa Leone X e Michelangelo, con quest'ultimo che si disse disponibile a innalzare un monumento e a costruire una cappella di famiglia in Santa Croce come mai prima d'allora s'era vista, se le ossa di Dante fossero state riportate a Firenze.

Il Papa non si mostrò entusiasta, snobbò l'offerta, il progetto naufragò, Michelangelo offeso abbandonò la piazza e ritornò in Santa Croce solo per esservi sepolto. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web