Gioco
Nel cuore di Lucca nasce Puccini. La musica ha trovato il Maestro
Giacomo veniva alla luce il 22 dicembre del 1858. Gli studi e il tormentato rapporto con la moglie Elvira
Quando Giacomo Puccini nasce nella Lucca del 1858, l'Italia si avvia a diventare un unico Stato, al quale toscani e lucchesi aderiscono con un consenso plebiscitario nel marzo 1860. Puccini non ha compiuto neanche due anni. Infatti è nato il 22 dicembre alle due del mattino in via di Poggio 30, a due passi della piazza San Michele. Il cuore di Lucca. La sua famiglia abita al secondo piano di un vecchio palazzo di quattro piani, attualmente museo. Giacomo è l'ultimo di una lunga dinastia di musicisti, di cui il capostipite è Giacomo senior, nato nel 1712 a Celle, emigrato a Lucca forse intorno al 1730, dove ricopre le cariche di direttore dell'orchestra cittadina e organista della cattedrale, cariche che i Puccini si trasmettono per oltre un secolo. Fino a Michele, il padre di Giacomo, che naturalmente pensa di avere nel figlio il suo erede. Però fino a quel 1858, quando la moglie Albina Magi dà alla luce Giacomo primo maschio, sono nate cinque bambine, che non hanno fatto la gioia del padre, che si sfoga dando nomi a dir poco stravaganti, alle figlie: Otilia, la maggiore, e a seguire Tomaide, Zemi, Nitteti, Iginia , Ramelde e Macrina, questa la schiera delle sorelle di Giacomo, nate prima e dopo di lui, a cui si aggiunge il fratello Michele, nato nel 1864, dopo la morte del padre. Giacomo viene battezzato il 23 dicembre nella chiesa di San Giovanni e gli vengono dati i nomi degli illustri antenati musicisti: Giacomo Antonio Domenico Michele. Certo la famiglia è molto numerosa, c'è pure la ultra ottantenne nonna Angela. Però non se la passano male. E' una famiglia borghese, non ricca, ma nemmeno povera, visto che i Puccini abitano una bella casa di proprietà, possiedono quella e il podere di Celle e hanno due domestiche.
Michele è il più importante protagonista della vita musicale cittadina e pure Albina proviene da una famiglia di musicisti, il fratello Fortunato Magi si occupa della formazione musicale di Giacomo all'istituto Pacini. L'alunno è assai svogliato, pare che vada a scuola «solo per consumare il fondo dei calzoni». Però, come affermano gli studiosi, i suoi primi lavori dimostrano un solido apprendistato. Ricordiamo come opera notevole degli anni giovanili, la “Messa a quattro voci” per coro a quattro voci, una grande orchestra e due parti soliste, eseguita nel 1880 con successo. Lucca sta un po' stretta al giovane compositore, che guarda a orizzonti più vasti, come il conservatorio di Milano. In casa, però, non ci sono soldi sufficienti e allora la madre Albina , scrive una supplica alla regina Margherita per ottenere una borsa di studio per il figlio. La regina concede una dote mensile di cento lire per un anno ed altri contributi si aggiungono da parte dello zio Nicolao Cerù. Giacomo, quindi, può raggiungere Milano nel 1880. E' l'inizio di una straordinaria carriera operistica, che tutti conosciamo.
Nel 1891, Puccini, decide di vivere a Torre del Lago, con Elvira Bonturi e il figlio Antonio. Prende in affitto due stanze nella casa di Venanzio Barsuglia, guardiano della proprietà del marchese Ginori Lisci, che poi acquista nel 1899 ristrutturandola completamente. La villa in riva al lago, oggi museo, diventa la sua principale abitazione fino al 1921 quando si trasferisce nella villa di Viareggio. Il 3 gennaio 1904, sposa Elvira, poco prima dell'esordio scaligero di “Madama Butterfly”. Del matrimonio si è scritto molto, evidenziandone aspetti spiacevoli, drammatici e non risparmiando esagerazioni. Più equilibrate le parole del musicologo versiliese Giorgio Magri: «Elvira amò Giacomo per tutta la vita. Fu un amore possessivo, geloso, con degli accessi nel bene e nel male. Ma un amore, da parte di lei colmo di dedizione e assoluta fedeltà», come riconosce lo stesso Puccini nella lettera dell’11 ottobre1906 inviata da Parigi alla sorella Tomaide: «Elvira è qui con me e veramente ha una pazienza e mi assiste e cura con un amore unico. E con me ce ne vuole della pazienza!». A quanto pare però la situazione aveva avuto un brusco peggioramento quando la figlia di Elvira, Fosca, che abitava con lei e Puccini, sposa nel 1902 un impresario teatrale e si trasferisce a Milano, tanto che Puccini le scrive poco dopo che ha lasciato «un gran vuoto e la vita che trascorriamo noi due, Elvira e io, è semplicemente terribile». Tuttavia l’affetto per Elvira non viene mai meno e l’ultimo pensiero è per lei. Nella clinica di Bruxelles dove Puccini muore nel 1924, le sue ultime parole vergate con mano malferma sono per lei: «Elvira, povera donna».
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