Il Tirreno

Il “Mondo” di Riccardo Fogli ritorna a girare 44 anni dopo

Luca Trambusti
Il “Mondo” di Riccardo Fogli ritorna a girare 44 anni dopo

La morte di Stefano D’Orazio: «Difficile spiegare cosa è avvenuto dentro» Il rapporto con la Toscana: «Abito a Campiglia, preparo le cene per gli amici»

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Milano. La storia del pisano Riccardo Fogli è legata ai primi ed ultimi anni dell’attività dei Pooh. Nella band Fogli entra nel ’66 come cantante e bassista e vi resta sino al ’73, quando abbandona il gruppo per dedicarsi alla carriera solista, sostituito da Red Canzian. Il suo rientro arriva in occasione della reunion e di addio del 2015, in cui torna anche Stefano D’Orazio, e che li vedrà protagonisti di tanti concerti.

Il primo singolo di successo di Fogli (che vincerà anche un Sanremo) arriva nel 1976 e s’intitola “Mondo”, un brano firmato da Carla Vistarini e Luigi Lopez, un prolifico duo di autori che hanno scritto per grandi nomi della musica italiana. È il successo che accende la carriera solistica di Riccardo.

Oggi a 44 anni di distanza Fogli riprende quel brano e lo ripropone con un nuovo arrangiamento (firmato da Filadelfo Castro anche lui collaboratore di tante star italiane) diventando “Mondo 2020”, uscito il 27 novembre, per festeggiare il settantatreesimo compleanno del cantante.

Come mai ha scelto di reinterpretare quel brano?

« È un brano a cui sono legato, a cui devo molto e guardare indietro non mi fa male. Dopo la mia uscita dai Pooh nel ’73 c’era il deserto intorno a me, ero una canna al vento, senza amici e soprattutto senza Facchinetti e Negrini a scrivere. “Mondo” è una foto della mia vita di allora. Mi stavo riavvicinando a Viola Valentino, stavamo tornando insieme e da Vistarini e Lopez arrivò questa canzone che ancora è contemporanea nel chiedere scusa per gli errori. E allora ne avevo tanti di motivi per farmi perdonare».

Anche adesso ha qualcosa da farsi perdonare?

«C’è sempre qualcosa da farsi perdonare. Ora però la mia situazione è fantastica, sono sposato da dieci anni con Karin e le dico sempre che ci lasceremo solo quando lei mi porterà a spalle in una bara di quercia maremmana. Abbiamo anche una figlia di otto anni che è il mio amore e che mi mantiene giovane. Ora la mia vita è un film di gioia, l’unico orrore è la Fiorentina! Ma anche se andasse in serie C io l’amerei lo stesso».

“Mondo 2020” ha anche un assolo di chitarra di Dodi Battaglia. Come nasce questa collaborazione?

«Innanzitutto dall’amicizia e poi è un suo grande regalo, simbolico e fraterno che rende unico il brano. I Pooh per me sono fratelli e Dodi ancor più. È ovvio che in cinquant’anni di fratellanza possa esserci qualche diversità di opinione perché è così che si migliora».

Com’è questa versione rispetto all’originale?

«La canto da quarantaquattro anni, ha subito con me un cambiamento umorale, vocale e ritmico diventando più moderna. Non avrei mai accettato di stravolgerla, siamo andati piuttosto per sottrazione. Non è sempre bene mettere le mani su grandi canzoni».

Il singolo è uscito anche in 500 copie numerate e autografate. Ce ne sono ancora disponibili?

«Sono tutte esaurite. Alla fine quello è un cimelio, il disco del cuore. Molto probabilmente in pochi l’ascolteranno da quel formato. Le copie erano in vinile bianco ed ora, visto che ce lo richiedono, pensiamo con la discografica di farne altre 200 autografate ma in un colore diverso».

Quanto è stata dolorosa la scomparsa di Stefano?

«Ha creato una cosa dentro di noi che è difficile da spiegare. All’inizio minimizzava, diceva che era solo un po’ di febbre. Quando lo hanno portato in ospedale ci ha scritto dicendoci “Ragazzi tranquilli ho solo il Covid ma per il resto sto bene”. Non ne voglio parlare tanto per non appropriarmi di spazio».

Qual è oggi il suo rapporto con la Toscana?

«Sono nato a Pontedera e cresciuto a Piombino, negli anni dell’inquinamento della città. Ora abito a Campiglia Marittima e finite le scuole ci trasferiamo a “Casa Fogli”, il nostro B&B con tre camere. Passiamo il tempo con una ventina di amici, di ospiti o di fan che dividono con noi la giornata. La sera poi siamo insieme a cena, mi piace cucinare e loro ovviamente non possono lamentarsi del cibo, nessuno mi ha mai detto che non è buono. Ho imparato a cucinare da mia mamma, guardando quello che faceva lei. Ora ripeto i piatti della tradizione toscana. Ho una cinquantina di ulivi, rigorosamente bio. Non ne faccio olio, ma olive tostate, così per tutto l’anno sono a posto».
 

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