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Pompei rivela un altro segreto: la città fu fondata dagli etruschi
POMPEI. Il greco Strabone ne faceva risalire le origini agli Osci, una popolazione di ceppo sannitico della Campania preromana, ma sulla fondazione di Pompei, avvenuta almeno 700 anni prima della sua tragica fine, è di fatto sempre rimasto il mistero. Una nebbia che i risultati delle ultime campagne di scavo avviate nel parco archeologico sembrano ora stemperare con una serie di ritrovamenti che raccontano un’altra verità: quella di una città etrusca «per lingua e per cultura», seppure costruita con uno stile tutto suo, che poco o niente ricorda quello della madrepatria. A parlarne è il direttore del parco archeologico Massimo Osanna, da settembre alla guida anche della direzione generale dei musei del Mibact.
Sarebbero stati insomma gli etruschi, molti secoli prima che la città diventasse una colonia romana, a fondare Pompei, a darle forma con le mura, ad organizzare le sue strade «seguendo il cielo e le stelle» come già avevano fatto per Tarquinia, Veio, Cerveteri, le città dalle quali sembrano essere arrivati i suoi primi abitanti. Uomini etruschi avrebbero fondato i primi santuari, a partire da quello fuori della città sulla via che dall’abitato portava al porto di Stabiae. A spingere verso l’ipotesi di una fondazione etrusca, spiega Osanna, sono innanzitutto degli oggetti: centinaia di anfore, vasi e ampolle tra cui oltre 70 coppe con iscrizioni ritrovate nello scavo di quel santuario. «Un ritrovamento – sottolinea Osanna – che fa di Pompei il luogo che ha restituito il maggior numero di iscrizioni etrusche fuori dall’Etruria». Perché molte di queste coppe recano graffiti con frasi rituali accompagnate dal nome di chi ha fatto l’offerta. E si tratta sempre di nomi etruschi, alcuni dei quali mai ritrovati prima in territorio campano, ma ben conosciuti nei centri etruschi del centro Italia. Anche la divinità onorata, su questi oggetti indicata sempre con il generico Apa (“padre” in etrusco) sembra rimandare alla cultura etrusca.
«Un’evidenza che si ripete – dice Osanna – per il santuario di Apollo prossimo alla piazza pubblica», dove gli scavi storici e quelli più recenti hanno restituito coppe con iscrizioni «ancora in alfabeto e lingua etrusca». L’architettura del centro urbano invece è diversa, come dimostrano gli scavi recenti nel santuario di Apollo e nel Foro Triangolare. In qualche modo lontana da quella etrusca come del resto da quella greca. L’ipotesi è quella di una città che viene fondata e costruita nell’arco di pochi decenni da un gruppo di persone di lingua e cultura etrusca che però per costruire mura, case e templi si avvale di «maestranze locali», influenzate dal melting pot di culture che allora animava il territorio campano, dagli italici ai greci. —
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