Il Tirreno

IL LIBRO 

Niccolai e la storia dell’arte «Serve a spiegare perché i popoli distruggono le opere»

G.R.

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FIRENZE

Il titolo da solo, e senza punti interrogativi, si pone come un dispositivo che detta le regole e definisce i confini. O almeno cerca di farlo. «A cosa serve la storia dell’arte» si legge infatti sulla copertina dell'ultima fatica di Luca Nannipieri, in uscita in questi giorni per Skira (217 pagine, 19 euro). Poi naturalmente il lettore intuisce che da quella sorta di assunto scaturisce una sequenza di interrogativi che da sempre accompagnano il rapporto dell'arte con il suo autore e con la società di riferimento. E allora, più o meno coerentemente, qual è il compito dello storico dell’arte? Serve a spiegarci perché si conservano i manufatti e le opere e cosa muove le comunità e i popoli quando preservano o distruggono i simboli e le testimonianze ricevuti dal passato? A queste domande Luca Nannipieri non si sottrae. E dal suo osservatorio privilegiato di critico e studioso riflette sulla responsabilità sociale del proprio lavoro, e del pensiero che lo anima, mettendolo a confronto non solo con i fondatori o punti di riferimento della disciplina (da Johann Joachim Winckelmann ad Arnold Hauser, da Alois Riegl a Erwin Panofsky) ma anche con gli storici direttori di musei italiani ed europei (da Palma Bucarelli a Franco Russoli, da Ettore Modigliani a Fernanda Wittgens) finendo per coinvolgere alcune figure di straordinaria importanza (ancorchè lontane dai riflettori come il soprintendente Pasquale Rotondi) quanto fondamentali per aver salvato dalle distruzioni e dalle guerre il nostro patrimonio artistico. Un libro di teoria dell'arte e di militanza che ribadisce l'impegno e il percorso dell'autore. —G.R.

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