Gioco
I mille volti di Nino Frassica «Da Arbore a Don Matteo, il mio divertimento surreale»
L’AMATISSIMO ATTORE E COMICO SICILIANO TAGLIA IL TRAGUARDO DEI 70 ANNI
ROMA
«Erano già le 7 e mezzo quella mattina dell'11 dicembre, e i miei genitori erano ancora indecisi se farmi nascere in casa o in ospedale. Mio padre preferiva che io nascessi in casa. Mia madre no: c'era troppo disordine...». Si raccontava così nell'autobiografia 70% vera 80 % falsa (Mondadori) Nino Frassica, originario di Messina, uno degli interpreti più originali, ma anche amati, della comicità italiana. L'11 dicembre lei compie 70 anni? «Gira questa voce», risponde con la consueta ironia l'attore e comico siciliano. L'ultimo impegno in tv era il giudice Alfonso Giordano nella docufiction trasmessa di Rai1 «Io, un giudice popolare al maxiprocesso». «È stato un ruolo drammatico, ma essendo Giordano una persona di grande umanità, ma anche con certe sfumature di ironia mi é venuto naturale, interpretarlo. A Giordano è piaciuta molto la mia interpretazione, ha chiamato il regista e la produzione». Frassica, lei ha avuto difficoltà da questo anno così difficile a causa della pandemia?
«Io sono un privilegiato ho continuato a lavorare quasi sempre anche se con molte interruzioni sui set, e poi con Fazio. Purtroppo sono fissato con i bollettini, non perchè temo per me, sono rimasto impressionato dal numero dei morti che abbiamo avuto, dalle tragedie familiari, e poi dalle persone rimaste senza lavoro, in tanti settori, i nuovi poveri, aziende fallite, e poi nel nostro settore un disastro, a parte le salechiuse, i i concerti, i teatri, pensi ai film girati mai usciti in sala. Guardi Carlo Verdone, un monumento oggi avrebbe fatto già un altro film». Farà il vaccino? «Vado in gran Bretagna, per farlo prima e fregare tutti, solo devo aspettare il 7 gennaio, non mi fanno partire». Diplomatosi al Piccolo di Milano dopo varie esperienze teatrali, Frassica viene scoperto da Renzo Arbore, che nel 1983 gli fa interpretare la parte del tecnico di Tele Ottaviano in 'FF.SS. Che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?'. Poi Arbore lo chiama nel 1985 al varietà Quelli della Notte, nella parte di frate Antonino da Scasazza, devoto di Sani Gesualdi (personaggio che parla un italiano pieno di errori). Dopo avere recitato per Maurizio Nichetti nel film «Il Bi e il Ba», nel 1987 Nino Frassica è ancora al fianco di Arbore in «Indietro tutta!», dove crea il personaggio del bravo presentatore, parodia di un tipico conduttore tv. Nella sua carriera è più legato a un ruolo, a una trasmissione? «Resto legato a me stesso, non ho mai tradito il mio mio modo di approcciarmi al pubblico, è istintivo, immediato, una comicità surreale che deve essere come il pesce fresco, la mangi subito, non una minestra riscaldata, o una recitazione ridondante impostata come si dice ciak buona la prima. Io ho fatto il mio mestiere, con modestia, ho sempre pensato che fare del qualunquismo non mi andava e ho preferito il surrealismo, il nonsense. E poi se devi fare satira devi essere sempre informato, aggiornato, devi studiare. Naturalmente devo tutto a Renzo Arbore, la mia popolarità è nata con lui, e anche alla mia faccia tosta quando gli ho lasciato il famoso messaggio nella segreteria telefonica, un messaggino sul telefonino non avrebbe avuto lo stesso effetto. Dopo quei programmi mi hanno chiamato tutti. Anche lui come me, è rimasto un ragazzo, guarda avanti al nuovo». Con Don Matteo e Terence Hill sono 20 anni di successo straordinario. «Ad Aprile torniamo sul set della nuova stagione. È la persona più perbene che conosca. Non ho mai incontrato una persona così. Un gran signore». —
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